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23/11/2006
Riconosciuto da Nietzsche come l'«autore più ricco di idee del secolo», Emerson incarna esemplarmente la cifra distintiva della filosofia americana pre-pragmatista. In Italia su questa pagina della storia del pensiero è stato sin qui silenzio pressoché assoluto. Si comprende da sé dunque il valore di questa prima monografia, in lingua italiana, dedicata a una ricostruzione complessiva del pensiero di Emerson. Dobbiamo la sua esistenza al talento di uno studioso come Beniamino Soressi e alla sua capacità di entrare in sintonia profonda, come gli studiosi giovani e di tempra sanno fare, con il pensiero di un autore che avvertono congeniale. Seguendo le orme di Stanley Cavell, con una attenzione al contesto e con una precisione filologica straordinarie e tuttavia mai "antiquarie", Soressi ricostruisce il nucleo centrale della filosofia emersoniana . L'Emerson ripropostoci da Soressi ci sollecita a riflettere sul Sé come fonte di normatività da un'angolatura e con una combinazione di motivi che il pensiero europeo non ha sviluppato. Leggere Emerson nella modalità a cui Soressi ci invita significa compiere un viaggio tocquevilliano: un viaggio tocquevilliano intorno al soggetto, invece che alla democrazia. Ma soprattutto un viaggio da cui si ritorna più sobriamente consapevoli della valenza puramente "locale" di costellazioni che avevamo presunto visibili sotto tutti i cieli: in particolare quella che unisce in un unico contorno la singolarità irriducibile, il disprezzo delle "masse" e il Kulturpessimismus. E se un autore ci porta a vederci con occhi diversi, quello è un autore che parla a noi. Dalla "Prefazione" al libro, di Alessandro Ferrara, Professore Ordinario, Università Tor Vergata, Roma

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