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I contenuti

Una dolente, umanissima coppia di detective: l'investigatore Stubo e la criminologa Vik. Lui, che ha appena perso moglie e figlia in un incidente assurdo, sa che l'unico modo per venire a capo del caso dei bambini scomparsi è convincere Vik a partecipare alle indagini. Lei non ne ha proprio voglia, ma non può restare indifferente di fronte al crescente orrore, e alla fine accetta. Tempo da perdere proprio non ce n'è, almeno finché c'è una speranza. Il primo di una serie di thriller investigativi che ha attanagliato i lettori di mezzo mondo per il nitore dei personaggi, la sottigliezza psicologica degna delle 'grandi' del giallo inglese, il gusto per la precisione e il respiro romanzesco, che alterna i colpi di scena a una comprensione profonda e pietosa della natura umana. In una atmosfera rarefatta dove, senza accorgersene, dalla prima all'ultima scena si trattiene il respiro.



La recensione di BOL

Norvegia. Si sta avvicinando l'estate, quella del 2000. Ma fa ancora freddo, un freddo gelido che ti entra nelle ossa... pungente come l'ago di una siringa che non deve lasciare traccia se non quella di procurare una morte introvabile e incomprensibile. "I bambini non sanno di dover morire. Non hanno il concetto della morte. Lottano per vivere istintivamente, (...). Ai bambini fanno paura le cose concrete. Il buio. Gli sconosciuti, forse; essere separati dalle famiglia, il dolore, (...), la perdita di un oggetto. La morte, invece, è incomprensibile per una mente non ancora matura". Questo è ciò che pensa lo psicopatico che rapisce tre bambini. E che ad un certo punto li "restituisce" alle famiglie. Alla base della sua follia criminale una missione, il cui termine ultimo sarà da lì a sei settimane e quattro giorni, il 19 giugno per l'esattezza. "Allora sarebbe finito tutto. (...). La data non era stata scelta a caso. Non c'era nulla di casuale al mondo. C'era un piano dietro ogni cosa". Ad indagare Yngvar Stubø, l'umanissimo commissario della polizia criminale, il quale chiede aiuto a Johanne Vik, nevrotica e fascinosa avvocato e psicologa, con la passione della ricerca, lenta e meticolosa. Yngvar ha la sua tragedia personale alle spalle e un nipotino da accudire. Anche con Johanne la vita non è stata generosa: ha una bambina di sei anni, Kristiane, forse autistica, forse speciale e basta, e un ex marito, Isak, un uomo mai cresciuto. Ogni personaggio ha qualcosa di tragico nella vita, presente e passata. Tra questi Olaf "Laffen" Sørnes, dalla sessualità disturbata, quindi facilmente colpevolizzabile. O semplicemente con delle manie di protagonismo, del resto "quando un delitto ottiene sufficiente attenzione, ci saranno altri nel mondo con la bava alla bocca". Anche Aksel Seier ha un passato da dimenticare. Nel lontano 1956 fu arrestato con l'accusa di stupro e assassinio di una bambina di 8 anni. Poi misteriosamente rilasciato, si trasferisce negli Stati Uniti, dove Johanne andrà a cercarlo per aiutarlo a riabilitarsi. Uno stimolo per l'uomo che rientrerà nel suo paese dimenticato, da libero e con un destino personale, e beffardo, che lo attendono. La vita e la morte. Un romanzo scritto nel 2001 che, curiosamente e angosciosamente, anticipa alcuni recenti, terribili casi di cronaca familiare. Ma che nasce anch'esso da una storia vera, un caso di molti anni fa, che Anne Holt definisce di "giustizia deviata". È questo il filone attorno a cui l'autrice costruisce i suoi noir, perché, come riporta anche nel libro, "in Norvegia, se non esiste una forma di corruzione della giustizia, come in altri paesi, esiste una forma di deviazione della medesima dovuta all'incompetenza, che va nascosta, e al senso del prestigio, che va mantenuto". - Valeria Merlini -

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