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E un uomo duro il commissario Ewert Grens della polizia di Stoccolma, di ogni cosa fa sempre una questione personale. Come quando trova in coda per le denunce un uomo con un orecchio che sanguina e una pupilla più grande dell'altra. Sembra una faccenda di routine: la solita rissa fra ubriachi sul traghetto che fa la spola tra Svezia e Finlandia, e chi rimane a terra viene a sporgere denuncia in centrale. Ma per Grens diventa subito qualcosa di più: quello sguardo, il sangue dall'orecchio; come la sua Anni, che da venticinque anni vegeta in un ospedale da cui non uscirà mai. Per il commissario, e per i suoi collaboratori Sven Sundkvist e Mariana Hermansson, è l'inizio di un'indagine più complessa e delicata del solito. Perché l'aggressore, tale John Schwarz, in realtà non esiste, o meglio le sue impronte digitali corrispondono a quelle di un cittadino americano di nome John Meyer Frey, deceduto nel braccio della morte dell'Ohio per una grave patologia cardiaca mentre attendeva l'esecuzione. Frey, accusato del brutale omicidio della fidanzata, si era sempre proclamato innocente ma, né le prove indiziarie né la minore età, lo avevano salvato dalla condanna capitale. Possono essere la stessa persona? John Meyer Frey è, o è stato, davvero un assassino? Mentre Grens ricompone i frammenti di una storia incredibile, gli Stati Uniti, e con loro il padre della ragazza uccisa, reclamano quel prigioniero che rischia di trasformarsi in un micidiale sberleffo per il loro sistema penale.
L'uomo era conciato male. Gli era uscito sangue dalle orecchie, aveva le pupille di dimensioni diverse, una contratta, una dilatata. Tutti sintomi che indicano un trauma cranico. Il risultato di una rissa che per l'aggressore, un certo John Schwartz, significano l'accusa di tentato omicidio e l'inizio di un nuovo incubo. E così, la realtà della cella torna nella sua vita. Sì, perché lui la cella sembra conoscerla bene, tanto da avere attacchi di panico non appena ci mette i piedi dentro nuovamente. Le sue impronte digitali corrispondo con quelle del detenuto John Frey, condannato a morte per l'omicidio della sua fidanzata, ma di cui si è sempre proclamato innocente. Il problema è che Frey è deceduto ancor prima dell'esecuzione, a causa di un malessere cardiaco. Com'è possibile che i due siano la stessa persona? È quello che si chiede anche il commissario Ewert Grens, un uomo che in trentaquattro anni di servizio ne ha visto di stranezze, ma questa le batte tutte. Nella sua indagine dovrà fare i conti con i buchi del sistema penale, con un caso archiviato tempo fa ma che non sembra del tutto chiaro e con il padre della ragazza uccisa, che rivendica la testa dell'assassino. I due autori, giunti ormai al loro terzo romanzo a quattro mani, non solo hanno il merito di aver scritto un giallo appassionante, ma anche di aver inserito nelle loro pagine un punto interrogativo tanto grande da essere il motivo principale della lettura: come può un detenuto, per di più creduto morto in cella, essersi ricostruito una nuova vita all'insaputa di tutti? - Tiziano Gagliardo
