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Nell'estate del 1901 Konstandinos Kavafis, all'epoca trentottenne, lascia la natìa Alessandria d'Egitto per visitare per la prima volta la sua patria culturale e ideale, la Grecia. Colui che sarà considerato il più grande poeta della letteratura neoellenica non ha ancora raggiunto la notorietà e, scrivendo il diario del suo viaggio, non si propone di fare opera letteraria. "Quanto segue", dichiara infatti il poeta nella sua guardinga premessa, " vuole essere un diario di fatti, non d'impressioni o di idee". Proprio per questo, però, il puntiglioso diario di viaggio del poeta alessandrino si presta oggi a molteplici letture. Ci restituisce un'inedita immagine dell'Atene della belle époque, tra modesti spettacoli teatrali, signore del bel mondo ed eleganti ufficiali, ma ci fa anche conoscere da vicino scrittori come Xenòpulos e pittori come Roilòs e Iakovìdis. Sulla sua attività di poeta, Kavafis quasi tace, ma il lettore che ha dimestichezza con i versi dell'alessandrino trova non pochi tratti che rendono più familiare l'autore di "Itaca".

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