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Prendo i soldi e scappo. I loro affari con i nostri soldi


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Tavolo verde. La pallina gira, il croupier alza gli occhi pronto ad annunciare il numero vincente. I vincitori sono sempre loro, i banchieri. I signori che puntano i 1395 miliardi di euro dei risparmiatori italiani e che non restano mai a mani vuote. Quali sono le regole del gioco? La fortuna è davvero bendata o, beffarda, la sua mano fruga solo nelle tasche dei correntisti? Dallo scandalo Cirio e Parmalat in poi le banche infestano i portafogli di titoli spazzatura e, mentre si concedono con il contagocce a chi non ha santi in paradiso, largheggiano con le imprese decotte ma con "agganci giusti". Se il credito concesso non torna indietro, viene rimpacchettato e riproposto come merce nuova alla cara vecchia clientela. E il cerchio si chiude. Dal salvataggio di AirOne nascosto tra le pieghe di quello di Alitalia alle incredibili avventure di Romain Zaleski, passando per storie misconosciute come il crac di Opengate, La Veggia e Parmatour, Francesco Bonazzi e Bankomat svelano le vere regole del gioco, quelle per cui nessuna banca resta mai con il cerino in mano. Incroci incestuosi, conflitti d'interessi, inettitudine professionale, autoreferenzialità dei vertici. Un'impunità pressoché totale. Attraverso il racconto dei loro peccati capitali ecco l'altra faccia dei nostri banchieri. Il potere forte della nazione, davanti al quale si piegano politici, industriali, magistrati, giornalisti... E la pallina continua a girare: "Les jeux sont faits, rien ne va plus".



La recensione di BOL

Le banche nostrane, la loro cultura e i loro vizietti.
Cosa succede quando Francesco Bonazzi, giornalista freelance per L'Espresso e La Stampa, incontra Bankomat (che sceglie questo soprannome per affidarsi all'anonimato), esperto di economia che ha lavorato in numerose multinazionali e in alcune delle banche più importanti di Italia? Un libro di denuncia, che punta il dito dritto in faccia ai banchieri italiani. Secondo i due autori, sono questi ultimi ad avere il vero potere nel nostro Belpaese. Si considera quasi ridicolo che vengano considerati una "casta" i politici, i magistrati, i notai o i farmacisti. I banchieri, invece, usano la politica per i loro affari, guidano i destini delle grandi aziende, gestiscono i soldi degli italiani. Loro sono i veri "intoccabili": quando la crisi economica ha fatto uscire di scena molti banchieri di mezzo mondo, quelli italiani sono rimasti tutti al loro posto. Una decina di persone (di cui si fanno nomi e cognomi) dall'enorme ricchezza, poco esposti a qualsiasi fenomeno mediatico, che gestiscono capitali smisurati seguendo logiche che nessuno è in grado di spiegare per davvero.
Tra conflitti di interessi, finti benefattori, crac e scandali finanziari, il resoconto che ne viene fuori è un'analisi unica e inedita del mondo economico italiano, impossibile da reperire nei giornali.
Un racconto lungo duecento pagine scritto nella convinzione che l'inettitudine, la mediocrità culturale e l'irresponsabilità generalizzata dei banchieri siano colpe più gravi di qualunque responsabilità penale eventualmente accertata e non prescritta.>. Tiziano Gagliardo

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