Nella poesia di Hermann Hesse, fino a oggi solamente sfiorata dal successo che i libri dello scrittore tedesco hanno conosciuto negli ultimi anni, si ripresentano, in sintesi, alcuni dei temi e degli interrogativi tipici di tutta la sua opera: in primo luogo la concezione del dolore come mezzo per superare il muoversi caotico delle forme verso il raggiungimento di ciò che lega intimamente e misteriosamente la sostanza individuale alle ragioni universali dell'essere. Il carattere inquietamente problematico della narrativa di Hesse, il senso di oscillazione angosciosa, di tensione logorante tra natura e spirito, ritornano nella limpida purezza formale dei suoi versi. Inizialmente legati a suggestioni, atmosfere e cadenze di tipo romantico, nella fase più matura essi appaiono segnati da un più accentuato grado di complessità, da un fitto gioco di rimandi simbolici, e acquistano un timbro e un'identità assolutamente inconfondibili. Emerge in modo sempre più chiaro come per Hesse la poesia sia momento etico prima ancora che estetico o letterario; e come nella composta, essenziale eleganza dello stile, nella sua raffinata, musicale nitidezza, si esprima la necessità d'una tormentata ricerca, attraverso il linguaggio, di un più elevato grado di coscienza.

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