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Fra tutti i poeti che Pessoa ha disegnato - come persone e come autori - Alvaro de Campos spicca e si impone, forse anche perché la sua figura sfuggì totalmente al suo creatore, guadagnandosi così un'esistenza superiore a quella degli altri eteronimi. Nato come 'blague', diventò un compagno ossessivo, allucinatorio. Elegante, i capelli lisci e neri spartiti da una riga, tediato, ozioso, meditativo, Alvaro de Campos parte da un'estrema esperienza decadente per diventare poi a un tratto un esacerbato, geniale sperimentatore, maestro di ogni avanguardia. Ma la sua poesia, che segue passo passo le vicende biografiche, conosce, dopo le fiammate avanguardiste, un curioso percorso: un'autoriflessività che lo lega alle esperienze contemporanee, un rovello fenomenologico che precede di molti anni la filosofia europea degli anni '40-'50, una depressività che lo accomuna a un Beckett, un nichilismo doloroso e cinico che sembra fare tabula rasa di ogni esperienza precedente. Campos, a questo punto, non è solo un poeta, ma un 'percorso poetico', ciò che la letteratura europea ha conosciuto fino agli anni '30 e una previsione di ciò che avrebbe conosciuto fino ai nostri giorni. Per capire la vastità e la risonanza della vicenda di Alvaro de Campos occorre vederla dunque nel suo insieme, nel suo sviluppo, come un''opera a sé'. E' questo che felicemente ci offrono per la prima volta Antonio Tabucchi e Maria José de Lancastre: il volume raduna infatti testi di tutti i periodi di Alvaro de Campos, accompagnandolo fino alla morte, che coincide, nel 1935, con quella di Fernando Pessoa. Edizione con testo a fronte.
