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Con questo saggio di capitale importanza che analizza tutto il pensiero psicoanalitico del 1900, Juliet Mitchell riporta all'attualità il problema dell'isteria. In un presente minato dalle guerre, costellato di catastrofi naturali, di grandi flussi migratori, di terrorismo e violenza, la condizione isterica infatti esiste ancora sotto altri nomi: trauma, attacchi di panico, anoressia, personalità multiple e perfino la sindrome della guerra del Golfo che ha colpito i soldati americani. La Mitchell sostiene, usando esempi storici, letterari e psicoanalitici, che l'isteria non è mai scomparsa, anzi, svelando la storia segreta dell'uomo isterico, libera le donne da un pesante stereotipo che ha sempre legato i sintomi dell'isteria - senso di soffocamento, paralisi, allucinazioni, mimica ripetitiva - al genere femminile. Introducendo un argomento del tutto nuovo, la studiosa accusa la pratica clinica e la teoria psicoanalitica di disattendere l'importanza della relazione - non solo biologica ma anche sociale - tra fratelli e sorelle, che chiama in causa come primo fattore responsabile dell'eziologia isterica ben oltre il complesso di Edipo. La Mitchell propone quindi una nuova lettura del fenomeno clinico sottolineando l'importanza di uno sguardo laterale omesso nelle teorie delle scienze sociali, psicologiche e politiche, completamente dominate da un paradigma verticale, secondo lo schema discendente o ascendente madre/padre/figlio, o figlio/genitori. Adottando questa visione radicalmente diversa - e rivoluzionaria -, si aprono nuovi orizzonti nella comprensione della condizione umana.

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