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Paula, nata il 22 ottobre 1963, è una ragazza felice, innamorata di suo marito, appassionata del suo lavoro.
La sua è una vita semplice, e non ha niente a che vedere con quella di sua madre Isabel.
Due donne, due destini diversi. Improvvisamente, a ventott'anni, Paula si ammala di una malattia gravissima, la porfiria, che la trascina in un coma da cui non c'è ritorno. Isabel accorre al suo capezzale per cercare di trattenerla in vita o, forse, per accompagnarla dolcemente veso la fine... Grazie alla magia della scrittura, cerca di "distrarre la morte", cerca di trovare un senso a una tale tragedia evocando la sua esuberante e bizzarra famiglia perché circondi Paula e la aiuti a superare, senza perdersi, il confine della vita. Un'autobiografia, una storia esemplare di dolore e di speranza, una straordinaria confessione sulla genesi delle sue opere, i suoi viaggi, gli amori: Isabel Allende, mescolando con franchezza e umanità il riso al pianto, dice addio a Paula come donna per darle il benvenuto come 'spirito'. Perché non esiste separazione definitiva finché esiste il ricordo.
20/11/2008
libro stupendo non c'è da aggiungere altro...
18/11/2008
Letto per la prima volta tanti anni fa.... l'ho riletto ed ho provato le medesime emozioni. Il dolore, la sofferenza, la rassegnazione ed allo stesso tempo la grande forza che pervade questa famiglia di donne straordinarie.
23/06/2008
toccante, commovente, triste ma non scende mai nel patetico Isabelle Allende riesce con questo libro a renderci davvero partecipi del suo dolore... da leggere
19/01/2007
Silvia D. - silvia_dell_acqua@hotmail.it
A tratti triste, talvolta forte, ma pieno di speranza. Unica pecca: il destino della figlia, più che consegnato alle memorie, serve da tramite per una studiata campagna pubblicitaria; lo sfogo, più che un grido di dolore, pare l'unico filo guida in grado di legare periodi e storie diverse, abilmente intrecciate dall'autrice. E' un libro particolare: se inizi a leggerlo, difficilmente te ne separi. Proprio per la struttura risulta speciale, fuori dagli schemi, non classificabile: esattamente come la persona che me lo ha regalato.
20/09/2006
insiene al ''Il piano infinito''. Struggente, intenso, scritto con maestria. Sicuramente da non perdere.
18/04/2005
Bello e nello stesso tempo molto triste,che ho dovuto spezzare piu volte con diversi libri da quanto era TRISTE,ma nello stesso tempo bello. Pero ci sono certi punti,come la politica che si prolunga molto,cque da leggere....
13/08/2004
maracina72 - maracina72@virgilio.it
è un libro indimenticabile...da rileggere 1000 volte in diversi momenti della nostra vita, perchè in grado ogni volta di darci qualcosa di diverso e di prezioso... la più bella dichiarazione d'amore che una madre possa fare a un figlio....non è patetico , scontato o stupido...triste forse ma l'argomento non aiuta ... e nella sua tristezza è in grado di darci una splendida lezione di vita .... ripeto...imperdibile
29/07/2004
Anna - annamolteni2@virgilio.it
Nei momenti che descrive il dolore è atroce ma scritto molto bene. Ma non vedo cosa centri la politica (che ne parla molto) in questo libro struggente! Molto più bello ''D'amore e d'ombra'' o ''La casa degli spiriti''.
20/05/2004
Bellissimo e durissimo penso soprattutto per chi nella vita si è trovato davanti alle sofferenze, ai dolori, ai distacchi materiali perchè nulla ci potrà mai separare da chi abbiamo amato.
31/10/2002
E' il terzo libro che ho letto della Allende, dopo ''La figlia della fortuna'' e ''Ritratto in seppia'', ''Paula'' devo dire che mi ha deluso un pochino. Non mi ha coinvolto come gli altri due che invece ho trovato splendidi..non so ma secondo me si dilunga un po' troppo sulla storia della sua vita, mi ha annoiata in certi punti... Non è sicuramente uno dei migliori libri della Allende (anche se non ho letto gli altri) anzi direi che non riconoscevo nemmeno il suo stile in ''Paula''.
29/08/2002
Ave Venditti - aven49@virgilio.it
Mentre il senso della vita tende a dileguarsi allo scorrere delle pagine,la disperazione sembra lasciare il posto alla tristezza e alla speranza.Il percorso non osa tracciare il passaggio dalla vita alla morte che vuole portarsi dietro tutto ciò che è irrepetibile e insostituibile di una persona,come se dovesse servire per tracciare altre vie.La lettura conduce gradualmente alla triste conclusione e prepara il lettore all'evento finale ,tessendo lentamente la trama .Eppure l'ultima pagina ,concedendo qualche lacrima,lascia un vuoto ed una solitudine intensa.
26/07/2002
allende riesce a farti immedesimare nella vicenda facendoci capire cosa veramente si prova perdendo una figlia,ma nello stesso tempo ci trasmette quel dolore che ha provato per molti giorni
14/05/2002
è bellissimo e agghiacciante allo stesso tempo: l'autrice riesce a farti immedesimare nel suo dolore,a farti sentire quello che lei stessa ha provato.é secondo me un libro indimenticabile perchè anche nel dolore la Allende non scade nel patetico e nell'urlo.è un'autobiografia grandiosa,che parla di un'angoscia sopportata con dignità e che riesce ad insegnare qualcosa
28/02/2001
<br>E un viaggio tra il malinconico e nostalgico e nell'infanzia di Allende, i ricordi si accavallano sulla sua vita, Allende finalmente si rivela al lettore come lei realmente e, una madre che sta per perdere sua figlia, questo libro altro non e che un diario alla figlia che sta in quel letto d'ospedale madrileno tra la vita e morte. Viene fuori un racconto dolce, triste, arrabbiato e a volte divertente della vita dell'autrice. Imperdibile per i fan della Allende
20/01/2001
<br>Il pianto è scaturito quando ho letto le ultime pagine di Paula. E ho eletto questo libro come a manuale della mia vita, a cui attingere momenti di disgrazia ,di sfiducia. ...non c'era niente di autobiografico, o che assomigliasse alle vicende così tranquille e regolari della mia quotidianità, niente che potesse farmi pensare alle mie esperienze di sofferenza,di solitudine, di amore. Eppure mentre lo leggevo ,Paula parlava di me ,della mia vita.Non so perché, con quale meccanismo,ma mi ha sconvolto, scavato dentro, e recuperato. Mi ha posto di fronte a me stessa perché quelle lacrime, quella disperazione, quell'amore, quell'estrema incoscienza di fare l'amore di fronte alla morte, tutte queste cose in fondo erano le mie. Tutte le lacrime piante nelle ultime pagine, in fondo, non erano altro che lacrime per essermi guardata per la prima volta in faccia,fortunatamente ancora giovane e con il tempo per conoscermi, ed essermi amata fino in fondo. Questo libro mi ha prestato le parole.E mi ha restituito a me stessa. A tutte le donne, ma meglio a tutte le persone che si vogliono affidare a pagine di sofferenza, di estrema catarsi, di quotidianità lontana e sorprendentemente autobiografica, consiglio di leggerlo.Ma senza farselo prestare, perché potrebbe succedere che non vorranno più restituire qualcosa di loro...

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