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Seymour Levov è alto, biondo e atletico. Malgrado sia di origine ebraica al liceo lo chiamano "lo Svedese". Negli anni '50 sposa miss New Jersey, avviandosi ad una vita di lavoro nella fabbrica del padre. Nella sua splendida villa cresce Merry, la figlia cagionevole e balbuziente. Finché arriva il giorno in cui le contraddizioni del paese raggiungono la soglia del suo rifugio, devastandola. La guerra del Vietnam è al culmine. Merry sta terminando la scuola e ha l'obiettivo di "portare la guerra in casa". Letteralmente.
17/07/2008
Se volete capire perchè gli USA sono il faro della cultura occidentale, servitevi... nessuna pietà: tutte le nostre debolezze, i nostri errori, la nostra ipocrisia, i nostri più bassi istinti messi a nudo. Dentro questo libro ogni uomo (e donna) occidentale rivede se stesso con i suoi timori e le sue incertezze. Ma ammettere tutto ciò, essere consapevoli, non sta proprio qui la ricchezza di una cultura condivisa che si chiama democrazia?
24/11/2007
Matteo Casali - matteo_casali@fastwebnet.it
Negli ultimi anni Philip Roth ha ottenuto una tale gloria e considerazione da parte della critica mondiale da porlo ai primi posti nella lista dei papabili al premio nobel della letteratura. La storia di questo ormai vecchio, misantropo scrittore è da far coincidere interamente con la vita romanzata del suo alter ego: Nathan Zuckerman. Da ''Lo scrittore fantasma'', passando per ''La lezione di anatomia'' o ''L'orgia di Praga'', nel 1997 si giunge all'apogeo della consacrazione zuckermaniana con ''Pastorale americana''. Se i precedenti romanzi prendevano spunto da figure retoriche (metafore, climax, allegorie...) al fine di raccontare le vicissitudini di Nathan, con questo libro il metodo di immedesimazione della scrittura figurata lascia posto ad una cronaca dai contorni, in molte pagine, più giornalistici che letterari. E' quasi un bildungsroman su Seymour Levov, giovane americano cresciuto dentro una bolla di borghese tranquillità che lo vedrà decadere di fronte a uno spaccato di vita moderna nella quale coloro i quali vivono assieme a lui assumeranno gesti e azioni di ''innocenti'' e grotteschi carnefici. Gli anni '60 e l'inizio dei '70 aprono e chiudono la porta alla pseudo dinastia dei Levov, arrichitasi con la produzione di guanti, famiglia di ebrei circondata da un'aurea di sicumera e alterigia nel considerare il lavoro e lo status quo di un conservatorismo politically correct come unica via alla realizzazione delle proprie aspirazioni. Che cosa rimane dell¿umanità trattata da Roth: ¿la cui visione delle cose rozza e incolta ha pungolato un¿intera generazione di figli, per i quali la visione delle cose si riassume nel torto o nella ragione, e in mezzo nulla. Un padre il cui miscuglio di ambizioni, pregiudizi e convinzioni è talmente refrattario alla riflessione da rendere il tentativo di sfuggirgli più difficile di quello che sembra. Uomini limitati provvisti di un¿energia illimitata, per i quali la cosa più seria è andare avanti malgrado tutto¿. Niente, solo la presa d¿atto di una concatenazione di fatti e percorsi umani ai quali è inutile opporsi. A pagina 33 Nathan, compagno di scuola di Seymour, detto lo svedese, declina il percorso dell'intera vicenda paragonando l'amico ebreo all' Ivan Il'ic di Tolstoj: ... ''magistrato che conduce una vita decorosa approvata dalla società, che sul letto di morte pensa: forse non sono vissuto come avrei dovuto. La vita di Ivan era stata molto semplice e molto comune, e perciò terribile. Forse nella Russia del 1886. Ma a Old Rimrock, New Jersey, nel 1995, quando tutti gli Il'ic vanno a frotte a mangiare al club dopo le buche del golf mattutino cantando: non potrebbe andar meglio di così, forse sono assai più vicini alla verità di quanto lo sia mai stato Lev.'' Mah?

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