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-15% Parole alate. Voli nella poesia e nella storia da Omero all'11 settembre Piero Boitani 978880453368
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Parole alate. Voli nella poesia e nella storia da Omero all'11 settembre


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"Domani alle tre, su un prato della Costa Azzurra, ho un appuntamento con Pegaso." È l'apertura della lettera testamento che Lauro de Bosis scrisse, in un albergo di Marsiglia, la sera prima di salire su un aereo, ribattezzato "Pegaso", per quella che ormai considerava la sua missione suprema: volare fino a Roma e gettare sulla città centinaia di migliaia di volantini antifascisti. Il 3 ottobre 1931 de Bosis, non ancora trentenne, partì da Marignane e fece rotta su Roma, sopra la quale giunse la sera verso le otto. Sganciò i volantini, sorvolando la città, indisturbato da contraerea e aviazione, per almeno mezz'ora. Poi virò verso occidente e scomparve: per sempre. Con la figura di Lauro de Bosis, pilota, educato alla poesia e all'idealismo, che vive e muore nella storia, ma si muove in essa sospinto dal mito e dalla letteratura, si apre anche questo libro: un viaggio aereo e felicemente vertiginoso nell'eterna fascinazione umana per il volo. Da Icaro, che, diceva de Bosis, "incorpora" più di qualunque altro mito lo spirito d'oggi, a Ermes, che non possedendo, come ogni dio greco, il dono dell'ubiquità, per spostarsi dall'Olimpo deve volare e lo fa tanto velocemente e mirabilmente da essere eletto messaggero di Zeus; da Montgolfier e i fratelli Wright, che escogitano marchingegni per essere più leggeri dell'aria e dare corpo all'antico sogno, ad alcioni e aquile, gli uccelli profetici e divini, fino al tramonto dell'età eroica, quando il volo, diventato umanamente realizzabile, torna ad appartenere all'età dell'infanzia: mitologia, politica, storia, immaginazione, ricerca scientifica, pittura, letteratura, teologia, conoscenza religiosa convergono in una narrazione che coinvolge e incanta. Shakespeare dialoga con Eliot, Pindaro con Ovidio, Leonardo con Milton, Leopardi con Mallarmé, Yeats con Saint-Exupéry, il ceco Kundera con il caraibico Walcott, la Margherita di Bulgakov con l'Orfeo di Rilke, l'Antico con il Nuovo Testamento, l'Ulisse omerico e dantesco con l'Icaro di Bruegel in caduta libera al Musée des Beaux Arts di Bruxelles. E proprio l'immagine di Ulisse, che tormenta, nei primi capitoli, de Bosis, chiude la lunga, imprevedibile trasvolata, insieme al secolo che ci siamo lasciati alle spalle. Il "folle volo" del 2001 diventa, così, l'occasione per rileggere, in chiave mitica, i sogni e gli orrori del Novecento: la nomina di Hitler a Cancelliere e la paura degli Ebrei tedeschi; il labirinto di Joyce-Bloom e gli infiniti esodi, biblici e contemporanei; la disperazione di Kafka e le saghe di Star Trek; le odissee di Mandela e Soyinka e l'azione "suicida e assassina" che ci ha ridotto a Ground Zero.
A queste "parole alate", che non cercano l'ebbrezza estetica, ma "un'etica del bello, del giusto e del vero", i versi di Derek Walcott, dalla "Mappa del Nuovo Mondo", offrono una conclusione, una delle possibili, e auspicabili, conclusioni: "Il gocciolio si tende come le corde di un'arpa. / Un uomo con occhi annuvolati raccoglie la pioggia / e pizzica il primo verso dell'"Odissea"".


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