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Poche leggende hanno avuto tanta fortuna nella poesia, nella musica, nell'arte di tutti i tempi, pochi personaggi si sono prestati alla rielaborazione in chiave filosofico-simbolica quanto il mitico cantore della Tracia. Quando l'amata sposa, la ninfa Euridice, muore per il morso di un serpente, Orfeo sfida con la sua arte le potenze dell'Ade e ottiene di riportarla tra i vivi a patto che, durante il cammino, non si volti a guardarla in viso. Orfeo trasgredisce e si volta, perdendo Euridice per sempre. Nelle fiabe, ogni forma di divieto preannuncia l'esito fatale. L'antica leggenda di Orfeo ed Euridice narra la vicenda di una resurrezione impossibile; la conclusione è quindi scontata. Nelle successive rielaborazioni letterarie della storia, però, il punto focale non è più il divieto, bensì il gesto di Orfeo. Perché Orfeo si volge a guardare, nonostante il divieto? Per troppo amore di Euridice o per eccessivo amore di sé? Da Virgilio a Bufalino il percorso è segnato da un progressivo disincanto: alla storia d'amore si sovrappone il mito del poeta, la cui musa si nutre, volontariamente e necessariamente, di assenza e lontananza, di dolore e di morte.
Introduzione, di Maria Grazia Ciani;
Virgilio, Georgiche IV, 453-527;
Ovidio, Metamorfosi X, 1-85; XI, 1-66;
Angelo Poliziano, Fabula di Orfeo;
Rainer Maria Rilke, Orfeo. Euridice. Hermes;
Jean Cocteau, Orfeo;
Cesare Pavese, L'inconsolabile (tratto dai "Dialoghi con Leucò");
Gesualdo Bufalino, Il ritorno di Euridice (tratto da "L'uomo invaso");
Gli autori e i testi;
Il mito di Orfeo, di Andrea Rodighiero;
Bibliografia.

Gruppo Mondadori
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