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Opera omnia. Testo latino a fronte. 2.


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Cesare, per la sua origine di leader della parte popolare, aprì definitivamente la via all'ascesa al potere e al governo di uomini provenienti da ceti e gruppi inferiori o comunque fino ad allora esclusi - del resto poco piú di dieci anni erano bastati a mostrare la fragilità, l'inadeguatezza e soprattutto l'incongruità della restaurazione sillana in rapporto alla situazione politico-sociale di Roma e dell'Italia, alla sua dinamica e alla sua evoluzione -; d'altra parte condusse a maturazione il processo di trasformazione dello Stato, anche se poi il mutamento effettivo fu opera di Augusto e costò ancora grosse e lunghe guerre civili. Al tempo di Cesare parve che lo Stato romano fosse avviato a divenire una monarchia assoluta; Ottaviano concluse e sistemò tale evoluzione con un rispetto per la tradizione repubblicana maggiore di quanto Cesare nella sua opera abbia mostrato; comunque nell'età di Cesare e di Ottaviano Augusto si compì la trasformazione della città-stato in stato territoriale e imperiale, accentrando tutto il potere in una sola persona, che poi lo delegava temporaneamente e parzialmente ad altri. La struttura monarchica di tipo ellenistico-orientale (si pensi ai Seleucidi di Siria e ai Tolomei o Lagidi d'Egitto) si affermava sul sistema delle città federate; ciò comportava il rischio sempre presente dell'apparizione dell'assolutismo. Per altro la trasformazione politica iniziata da Cesare e compiuta da Augusto consistette in sostanza nella riorganizzazione e sistemazione della situazione esistente. Giulio Cesare fu certamente, sul piano dell'azione politica e di governo, il maggiore e più efficace promotore di una razionalizzazione del sistema politico e amministrativo romano. Di questa sua tendenza sono testimonianza chiara e significativa anche i suoi scritti, sia l'opera non pervenuta "De analogia" in due libri, composta nel 54 a. C. " durante la traversata delle Alpi, allorché lasciata la Gallia Cisalpina ritornava presso l'esercito" (Svetonio, "Vita di Cesare" 56), nella quale esponeva e difendeva la dottrina dell'analogia e dell'atticismo, sia i "Commentarii de bello Gallico" in sette libri e "de bello civili" in tre, che formano, con l'ottavo libro della guerra gallica di Aulo Irzio e i tre della guerra d'Africa, d'Alessandria e di Spagna, il corpus delle opere (autentiche e apocrife) di Cesare.
Commenti di Michele Faraguna, Albino Garzetti e Dionigi Vottero.


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