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In un momento di crisi verticale, in cui l'intero edificio dell'economia di mercato barcolla, aprendo faglie anche nel relativo modello di scambio sociale, si ripropone con un'impellenza sconosciuta ai teorici del Novecento la questione di ripensare e praticare un'etica diversa da quella mercantile. ' la logica del dono, che tradizionalmente si colloca sul versante opposto rispetto all'utile e al profitto. Quale rilievo assoluto avesse nelle società arcaiche lo abbiamo appreso dai classici dell'antropologia. Ma come si configura qui e ora un agire libero, gratuito, disinteressato, rischioso, accogliente, perfino scandaloso nella sua radicalità? L'unico modo per non cadere nella trappola idealizzante di un'antitesi tra egoismo e altruismo, spesso appiattita sulle figure più stereotipate del sacrificio di sé, è riflettere sulle ambivalenze dell'idea di dono, sui paradossi del soggetto donante, e immaginare quale nuova grammatica relazionale possa nascere "oltre la società degli individui". E un compito che affrontano insieme filosofi morali, teoretici e sociali, economisti, teologi e bioeticisti, in un libro corale, punto di approdo delle più avanzate prospettive antiutilitaristiche.

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