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Ormai consacrato tra gli intellettuali più autorevoli del nostro tempo, il padre della grammatica generativa torna a confrontarsi con alcuni dei problemi più complessi e controversi nella riflessione filosofica contemporanea. Protagonista indiscusso fin dagli anni cinquanta della rivoluzione cognitiva che ha investito la linguistica, Noam Chomsky fa ricorso a una serie di analisi linguistiche originali e articolate per dimostrare che il linguaggio è una proprietà interna di un individuo, una sorta di oggetto 'biologico' da indagare con i metodi delle scienze naturali. L'applicazione del metodo ipotetico-deduttivo galileiano allo studio della mente e dei processi mentali porta Chomsky a rifiutare il dualismo mente-corpo e l'idea che le scienze del 'mentale' possano semplicemente essere ridotte alla fisica o alle altre scienze 'dure'. La sua posizione, espressa come di consueto in forma provocatoria, approda anzi alla conclusione opposta: a fronte del fallimento della fisica meccanicistica del XVII secolo, è il concetto di corpo a incorrere nelle più ardue difficoltà epistemologiche, non quello di mente. I saggi raccolti in questo volume, oltre a essere una straordinaria ed efficace sintesi generale, rappresentano il frutto delle ultime riflessioni di Noam Chomsky sui risultati e le prospettive degli studi scientifici sul linguaggio umano e offrono un'eccezionale opportunità di riconsiderare alcuni aspetti fondamentali del pensiero filosofico e scientifico del nostro tempo.
Con un saggio introduttivo di Denis Delfitto e Giorgio Graffi: "Chomsky fra storia della scienza e filosofia del linguaggio".
Con una prefazione di Neil Smith.

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