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Vittorio Occorsio, classe 1929, famiglia napoletana, era un magistrato, sostituto procuratore a Roma negli anni Sessanta. Era un uomo di sani principi e grande volontà. E stato ucciso sotto casa a colpi di mitra la mattina del 10 luglio 1976 da un commando di Ordine Nuovo, formazione neofascista dalle ramificazioni inquietanti, una tra le più feroci a operare negli anni di piombo. L'esecutore materiale del delitto è stato Pier Luigi Concutelli, che ha ricevuto una condanna all'ergastolo. Ma la natura di questa "eliminazione" in verità non è ancora chiara. Occorsio indagava in contemporanea sui terroristi neri, sulle logge deviate, sulle responsabilità dei servizi nella strategia della tensione, sulla criminalità comune che con i neofascisti aveva tanti elementi da spartire. Pochi anni prima aveva scoperto le trame oscure del Sifar, e aveva istruito il primo processo su piazza Fontana lasciando l'indicazione di approfondire una serie di personaggi dell'estrema destra infiltrati nei circoli anarchici ritenuti responsabili della strage. Sono passati trentacinque anni: Concutelli, vecchio e malato, è stato liberato, provocando l'indignazione di Vittorio junior, il nipote del giudice ucciso. E così il figlio del giudice, Eugenio, ventenne quando fu assassinato il padre, decide di raccontare il nonno e i suoi anni al nipote che non l'ha conosciuto. Ne nasce una riflessione generazionale sul lutto e la memoria. Prefazione di Eugenio Scalfari.

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