Questa pièce teatrale di Sandro Veronesi, tratta dalla sceneggiatura originale dell'omonimo film di Danis Tanovic, è inscenata in un luogo rigorosamente circoscritto, una trincea, durante la guerra serbo-bosniaca. Due soldati bosniaci sono i personaggi principali: Tchiki e Tsera. La loro guida li ha persi di vista e loro hanno perso di vista la guida, ritrovandosi in una terra di nessuno, una zona franca da cui non sanno più uscire. L'arrivo di altri due militari serbi e poi dei caschi blu francesi e di una giornalista innescherà una spirale di inganno e violenza acuita e quasi inverata dall'intento di sfruttare televisivamente la situazione disperata e anomala che si è venuta a creare. Un'opera caratterizzata da una tensione insostenibile, che dobbiamo alla maestria stilistica dell'autore, al quale è riuscita, per un entusiasmo di congenialità con il testo di partenza, un'operazione molto rara e difficile: offrirci un dramma bellico-esistenziale privo di compiacimenti estetici, nudo e crudo come le lame che balenano in una guerra fratricida - questa guerra -, e che può richiamare alla mente, ma configgendoli in una attualità totale, il teatro dell'assurdo di Beckett e il noir esasperato di Quentin Tarantino.
Basato sulla sceneggiatura originale dell'omonimo film di Danis Tanovic.

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