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Il secondo libro del "De rerum natura" di Lucrezio si apre con un'immagine potente: uno spettatore contempla dalla riva un naufragio in lontananza e medita sul contrasto tra la propria condizione di sicurezza e la rovina altrui. Blumenberg vede nel 'naufragio con spettatore' una delle metafore centrali della civiltà occidentale e in una elegante analisi filosofico-letteraria ne traccia la storia e le trasformazioni. E racconta come essa sintetizzi l'atteggiamento stesso dell'uomo di fronte al mondo e alla vita, fluttuante tra il bisogno di proteggersi e il gusto del pericolo, l'estraneità e il coinvolgimento, la contemplazione e l'azione, il ritiro e l'intraprendenza. Se nelle civiltà tradizionaliste prevaleva una scarsa propensione al rischio, in epoca moderna assistiamo a un rovesciamento del paradigma: il mare in tempesta e il naufragio non sono più rappresentati dal cosmo ma dalla storia. E noi, oggi, di fronte all'implosione postmoderna di natura e storia, con chi ci identifichiamo? con lo spettatore? con il naufrago? con entrambi?
