La memoria collettiva e la letteratura specialistica hanno tentato in modi diversi di eludere il significato più profondo dell'Olocausto, riducendolo a un episodio della storia millenaria dell'antisemitismo o considerandolo un incidente di percorso, una barbara ma temporanea deviazione nella via maestra della civilizzazione. In entrambi i casi la patologia evocata non chiama in causa la condizione "normale" della nostra società. In realtà, l'Olocausto si dimostra inestricabilmente legato alla logica interna della modernità così come si è sviluppata in Occidente. Gli aspetti di razionalizzazione e burocratizzazione della civiltà occidentale - già analizzati dalla tradizione storico-sociologica che fa capo a Weber e qui criticamente rivisitati da Bauman - hanno costituito la condizione necessaria del genocidio nazista, che fu l'esito specifico dell'incontro tra lo sconvolgimento sociale provocato dalla modernizzazione e i poderosi strumenti di ingegneria sociale creati dalla modernità stessa. Sebbene tale intreccio sia stato unico nella sua tragicità, i fattori che furono alla sua base sono tuttora operanti e diffusi. Non riconoscerlo sarebbe oltraggioso nei confronti delle vittime, oltre che il segno di una cecità pericolosa e suicida. Con la lezione dell'Olocausto - ci dice Bauman - il mondo contemporaneo, travagliato da concitate trasformazioni e rinnovati problemi di convivenza tra culture ed etnie, non avrà mai finito di confrontarsi.
Prefazione
1. Introduzione
2. Modernità razzismo, sterminio (1)
3. Modernità razzismo, sterminio (2)
4. Unicità e normalità dell'Olocausto
5. La sollecitazione della cooperazione delle vittime
6. L'etica dell'obbedienza (leggendo Milgram)
7. Verso una teoria sociologica della morale
8. Riflessioni conclusive: razionalità e vergogna

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