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Richiamo autenticamente esotico, Città del Messico non rappresenta in questa raccolta poetica il motivo palesemente dominante, quanto un dato nascosto da scoprire tra le pieghe della biografia del poeta che, vivendo a San Francisco, poteva reperire nella capitale centro-americana ogni tipo di droga a basso prezzo: quella droga che, peraltro, resta l'elemento prepotentemente espresso e non solo soggiacente alla nascita della scrittura di Kerouac. Mexico City diventa allora trampolino di lancio verso altri mondi fino a restare soffocato, come oggetto lirico, nella ragnatela dei numerosi temi che la raccolta sa proporre: da quelli orientalisti del filone Zen a quelli di viaggio, dai motivi dell'amicizia al senso di nostalgia per un'America che si colora ancora delle sue accese contraddizioni. "Mexico City Blues è un grande classico. E un'opera originale, con un discorso molto personale, di una musicalità notevole. Un'opera di genio continuato, una suite di 242 poesie, come i Sonetti di Shakespeare, in cui Kerouac "jezza" la lingua americana". (Allen Ginsberg)
14/08/2011
Poesia in blues o blues in poesia: Kerouac vuole scrivere canti che non siano separati l'uno dall'altro, ma che mantengano il filo comune degli argomenti a lui più cari. La vita, la morte, il beat... che sia ritmo o beatitudine.

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