"Checché ne dica la gente, la mia faccia è stata per me come un marchio di fabbrica nei sessanta anni che ho passato nel mondo dello spettacolo. Sì, sessanta, perché fu nel 1899, quando non avevo ancora compiuto quattro anni, che esordii ufficialmente nei vaudeville dei miei genitori". Così comincia lo straordinario racconto della vita di Buster Keaton, dai palcoscenici di provincia alle "torte in faccia" di Mark Sennett, dall'autonomia artistica degli anni venti alla stritolante "dipendenza" dagli studios negli anni trenta, dalle rare apparizioni del suo lungo crepuscolo - toccante e dolorosa quella in "Viale del tramonto" di Billy Wilder - alla collaborazione con Samuel Beckett in Francia e con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia in Italia. Postuma arriva la consacrazione che lo colloca fra i grandissimi del cinema, fra i poeti che hanno saputo destare il sorriso dell'intelligenza e non hanno dimenticato la disperata dolcezza di essere uomini.

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