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Nella conversazione di due amici, un regime politico mostra a poco a poco la sua morsa feroce. Quand'è il momento di ribellarsi? Dov'è la linea che separa quel che si può sopportare da quello che non si deve? Pavloff punta il dito, con lo stile della favola, sul pericolo che corrono tutti i cittadini quando non si sollevano per difendere le loro libertà, minacciate, una per una, dall'instaurazione di un regime totalitario. Franck Pavloff, di nazionalità francese e bulgara, ha lungamente percorso l'Africa e l'Asia per sostenervi progetti di sviluppo comunitario. E uno specialista della psicologia e del diritto internazionale dei bambini. E direttore di collana presso le edizioni Albin Michel. Scrive libri per adulti e ragazzi e poesie.
07/12/2003
Martina - martinaframmartino@libero.it
Qual è il momento nel quale una legge cessa di essere espressione del bene comune per trasformarsi in sopruso? Fino a che punto lo Stato ha il diritto di decidere per i suoi abitanti? Alcune leggi si limitano ad ampliare leggermente il campo d’azione di altre già esistenti, o agiscono per proteggere norme già approvate, oppure sono la diretta conseguenza di una linea d’azione già conosciuta e approvata dalla collettività. Quando accettare una di queste leggi è più semplice, più “patriottico”, che protestare, di chi è la responsabilità del silenzio? Pavloff risponde a modo suo a queste domande con un breve e sconvolgente racconto.

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