Preludio -Primo decennio 1941-1953. A partire dal 1940, frequentando l'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, Moreni entra in contatto con il più vivo ambiente culturale italiano che lo porta a sperimentare nella sua pittura l'espressionismo, il cubismo e l'astrattismo, spingendolo verso la sua personale ricerca. Come scrisse nel 1953: "Questo lavoro indica la mia ricerca verso la reincarnazione dei segni, dopo uno dei miei maestri quale Hartung...". Il percorso interrotto - Ultimo decennio 1985-1998. Quello dell'identikit artificato è il tema che Mattia Moreni ha sviluppato nell'ultimo decennio della sua attività artistica. La sua teorizzazione sulla mutazione antropologica in corso è un concetto trattato e rivelato da Moreni fin dagli ormai lontani anni ottanta, in tempi ancora non sospetti, quando le immagini dei suoi umanoidi computerizzati cominciarono a prendere forma quali grotteschi attori di una commedia contemporanea che denunciava la fine dell'umanesimo aggredito dall'elettronica e dall'ingegneria genetica. "Il mestiere dell'attenzione: il talento è quel momento e quell'ambiente. Il microbo intelligente nell'aria della fantasia necessaria. La novità di questi ultimi anni del 1900 è l'abbinamento del computer con l'umanoide, per la modernità in lavorazione. L'ossessione è la condizione della ricerca. Se potessi, sarei oggi un progettista genetico." (Mattia Moreni, 1998).

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