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Manituana


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      I contenuti

      1775. Una storia larga e fluente come un fiume. Il fiume Mohawk. Basata su anni di documentazione e ricerche, e in linea con gli studi storici piú innovativi, una narrazione che va alle radici dell'Estremo Occidente. E riporta alla luce sopraffazione, razzismo e guerra. Ma anche la ribellione. Un romanzo avventuroso, un ritmo che è battito vitale, una lingua che compie il miracolo di restituirci vivo e credibile il mondo tra Inghilterra e America alla fine del Settecento. Baronetti inglesi protettori degli indiani, indiani delle Sei Nazioni che leggono Diderot nei boschi, città e costituzioni pellerossa, donne di sapere e potere, gentildonne inglesi selvagge, avventurieri americani, lord inglesi malinconici, pirati, gang di strada, una folla niente affatto anonima, che fa la Storia.
      I figli e nipoti di sir William Johnson e della sua sposa mohawk Molly Brant combattono, da lealisti, contro i coloni che si sono ribellati al Re e vogliono le terre degli indiani. Dovranno affrontare un esodo verso il Canada e ancor piú lontano, a Londra, dal Re che credono difenda i loro diritti. Nella capitale dell'Impero le gang di strada adottano a modo loro i costumi mohawk, con effetti stranianti, ed è appena l'inizio dell'avventura: generazioni e contraddizioni si intrecciano, molle potenti e sotterranee premono e incalzano sotto le ideologie, le illusioni, le vite. Prende corpo, implacabile, l'America quale noi la conosciamo, ma rimane aperta la principale libertà che una narrazione possa indicare: quella di immaginare un altro mondo, affidato alla forza generatrice e visionaria delle donne, piú forte di ogni violenza e sopraffazione.


      Altri dati

      Formato: Brossura
      Pagine: 613
      Lingua: Italiano
      Editore: Einaudi
      Anno di pubblicazione 2007
      Codice EAN: 9788806185848
      Generi: Romanzi e Letterature, Romanzo Storico
      Romanzi e Letterature, Romanzi Italiani Contemporanei



      Ultimi commenti


      2008-01-11 mr rmatteuc@tin.it
      L'inizio dell'Impero malefico degli Stati Uniti nasce nel peccato originale. Manituana ci porta nel tempo della guerra dell'Indipendenza degli Stati Uniti. Nella colonia inglese tanti coloni sono in rivolta per le tante tasse e per l'indifferenza della corona, ancora nelle colonie ci sono truppe inglese che trovano alleanze nelle tribù "indiane" indigene dei luoghi da sempre fedeli della Corona inglese contro i francesi. Così si formano alleanze e si da via ad una guerra crudelissima di cui le vittime principali non sono gli inglese, già consapevoli di concedere l'indipendenza per poter fare affari con maggiore libertà, ma le popolazioni indiane. Infatti vengono cacciate dalle loro terre, uccisi, torturati, costretti ad abbandonare le loro culture e tradizioni e tutto questo venne fatto dagli indipendentisti americani che costituirono la loro nazione sulla testa delle popolazioni locali. Nella lettura ci ritroviamo dentro questo mondo con i nostri occhi. Gli indiani ci appartengono come spirito di libertà, soprattutto nelle loro tradizioni e nel loro misticismo indigeno, nei loro spettri e nella loro facoltà di mente che viaggia da un luogo all'altro mantenendo un collegamento al di la del tempo e dello spazio. E' proprio in questo spiritualismo che nasce la parte più viva, dove le tradizioni vengono rispettate e non muoiono mai. Vi è una profonda parte politica, l'indipendenza nasce per avere la terra degli indiani, ricca e vasta che gli inglesi non gli avrebbero altrimenti concesso. Un vero romanzo collettivo dove i tanti personaggi hanno tutti la loro dignità. Anche quando si spostano a Londra per avere sostegno dalla Corona nasce una dicotomia fra questi "selvaggi" e la spenta nobiltà ed aristocrazia inglese. Diventano famosissimi ma visti soprattutto come se fossero "cannibali" senza una conoscenza antropologica e culturale. Ma il loro essere primitivo si scontra con la "buona" società inglese, parassita ed inutile, è il conte Warwick che diventa il loro anfitrione nella società nobile. Ed è soprattutto lui che diventa la coscienza di quel mondo malato, ed è lui che prende maggior consapevolezza cella forte differenza umana fra le due società. Come andarono le cose lo sappiamo tutti ma che ci sia stato ricordato in questo romanza collettivo ci porta ancora più consapevolezza, come tanti conte Warwich.
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      2007-11-30 Michele11 michele111@freemail.it
      Conosco gli autori per aver letto, in mesi di riletture continue, le altre loro uscite. E' davvero la storia il grande movimento di vichiana memoria che imbriglia le vite degli uomini, suoi attori se non (ed anche nella più gloriosa esistenza) sue comparse. L'uomo, e l'uomo capace della miriade di sentimenti e passioni, memorie e paure, che i Wu Ming ci espongono, è al centro del racconto, e non importa se questo faccia parte delle categorie ''buoni''-''cattivi'', l'uomo in quanto emanazione di una forza superiore è infinito nella sua umanità. La grandezza di questo romanzo non è quella di raccontarci la storia di una epica sconfitta, ma di narrare le motivazioni che muovono l'umano agire, le piccolezze e le paure, ma anche i grandiosi slanci di umanità presenti nell'animo più schivo e freddo. E' questa la storia dell'inizio tumultuoso di una nazione che nasce dalle mille contraddizioni delle innumerevoli genti che la compongono ed è soprattutto un romanzo corale sulla Bellezza dell'esistere.
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      2007-11-13 Greta gretel68@virgilio.it
      E' con un grande senso di soddisfazione che mi accingo a parlare di questo libro, o almeno ci provo: Manituana è un libro che mischia con maestria vari generi letterari, e che ha la dote grandissima di fare appassionare il lettore ad un pezzo di storia americana. 1775, quasi indipendenza americana, la voce narrante è quella di chi perde la guerra, cioè di quei nativi americani e inglesi devoti al Re, che convivendo da decenni si trovano a dover fare delle scelte drastiche, che inevitabilmente cambieranno il corso della vita, è la storia vista dalla parte sbagliata. Manituana è avvincente, tutti i suoi personaggi lo sono, sia quelli veramente esistiti che quelli inventati. Wu Ming (ne parlo al singolare) li fa combaciare perfettamente nel contesto storico, al punto che quando sono andata a cercare notizie su i protagonisti del libro, ho applaudito mentalmente alla bravura del nostro collettivo, che ha saputo dosare bene i fatti veri, le persone realmente vissute con i pochi personaggi creati, e creati apposta per arricchire un testo già di per se soddisfacente e completo, ma così facendo è stato reso ancora più ''finito''. Manituana mi ha aiutato a colmare le lacune personali. Sapevo ben poco del ruolo avuto dagli indiani nella guerra d'Indipendenza americana, sapevo le cose imparate a scuola senza mai aver avuto la voglia di approfondire la conoscenza. E' davvero un libro che parla di storia, senza buoni o cattivi: i personaggi sono tutte e due le cose, come sempre succede quando si affronta una guerra. E' un libro sul cambiamento, sull'evoluzione di un'era, sulla bellezza e sulla bruttezza dell'uomo e soprattutto è un libro scritto bene; mai noioso o prolisso e con un personaggio veramente grandioso (fittizio): Philip Lacroix - Le Grand Diable. L'unica critica che faccio è sulla parte londinese della trama, dove si mischia l'avventura dei nostri indiani con quella dei così detti indiani londinesi. L'ho trovata non in linea con il resto della storia, un po' caotica diciamo.
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      2007-09-10
      Ancora una volta Wu Ming non delude. Vengono toccati argomenti e territori narrativi sicuramente non consueti e poco noti, con fascino e competenza. Anche per me la parte ''londinese'' e' sovrabbondante, ma nel complesso l'opera e' godibile ed incuriosisce, spingendo a nuovi appropondimenti. bravi!
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      2007-05-15
      ''Il romanzo tradizionale trascina via chiunque gli resti attaccato, come succede per esempio con lo sci nautico. Nella poesia, al contrario, tocca al lettore trasformarsi in forza motrice. Sebbene egli non abbia scritto il testo, ha tuttavia il compito di rimetterlo in moto ogni volta. Deve muovere gli occhi, ma non solo; deve spostare addirittura i versi''. Mi è tornato alla mente questo pensiero del poeta Valerio Magrelli quando ero ancora a metà di ''Manituana''. Questo non è solo il romanzo più maturo e meno ''facile'' del gruppo ex-Blissett, è anche quello più ''interattivo'': leggerlo richiede una partecipazione attiva da parte del lettore, che rimarrebbe deluso se lo affrontasse in tutta fretta, come un puro romanzo di svago ed evasione nell'avventura. Non c'è una divisione manichea tra bene e male, per i personaggi ogni scelta da compiere è faticosa, ogni azione è un dilemma morale. Un libro pensato per anni e che fa pensare, dove nessuna parola è fuori posto, quindi bisogna prestare attenzione a ogni minimo dettaglio. Solo così il romanzo si rivela e rivolge a chi legge un sorriso appena accennato, sufficiente a portarlo fuori dall'incubo in cui l'azione lo ha sprofondato. Grazie WM! A.Motta
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      2007-05-09
      ...francamente pensavo meglio. Forse questa parziale delusione deriva dall´aver avuto aspettative molto alte: mi era davvero piaciuto Q ed ho sempre avuto un debole per le storie sui Nativi americani. Fattosta' che Manituana non mi ha entusiasmato: le parti in America sono ok ma ho trovato un po´ lunga e fuorviante la parte centrale ambientata a Londra... ad esempio i capitoli dedicati alle ''avventure'' degli pseudo-indiani Londinesi... cosa aggiungono alla storia principale? Rimane comunque un po´ di malinconia per chi ha vissuto ''dalla parte sbagliata della Storia'', dunque qualche segno il libro lo lascia.
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