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Malek Jan Ne'mati, vissuta nel lontano Kurdistan a cavallo del Novecento e morta in Francia nel 1993, è l'esempio di un insegnamento morale che non ha nulla di moralistico, di una sete di sapere che non diventa mai accademica o retorica, di una rinuncia all'io che non diventa sacrificio, ma gioia. Sorella e figlia di filosofi, Malek Jan non si limita a seguire i loro insegnamenti ma li trasfonde in gesti quotidiani. Questo libro racconta la storia di una vita semplice e unica, tessuta di tolleranza e di coraggio. Diventata cieca nell'adolescenza Malek Jan possiede uno sguardo interiore in grado di scrutare in profondità i suoi simili. Le sue parole, non scritte da lei, ma raccolte da chi le fu vicino, riflettono un'intelligenza limpida e curiosa, venata di ironia, non convenzionale. Le foto ci mostrano una donna minuta, sempre vestita di bianco che avanza apparentemente inerme in uno spazio spoglio. E un'immagine emblematica della ricerca di Malek Jan, affine a quella di altri percorsi femminili del Novecento: da Simone Weil a Etty Hillesum, a Teresa di Calcutta. In tutte la "preghiera per diventare niente" s'intreccia alla testimonianza qui sulla terra, anche attraverso la realtà dei corpi. In tutte l'opposizione all'incubo della storia, alla ferocia del mondo avviene attraverso la forza eversiva della mitezza.

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