La parola, illuminata dalla conoscenza e smontata nei suoi meccanismi, a uso di arma impropria per un giovanissimo sequestrato nei confronti del suo carceriere ('Anagramma'). La storia di un tranquillo pensionato di provincia improvvisante impegnato in un tentativo di colloquio foriero di qualche turbamento ('Trio'). Un rapporto tra padre e figlio decenne tutto basato sui piccoli inconvenienti (rumori compresi) della vita quotidiana ('Duo'). La storia di un uomo che perde l'uso della parola, forse per averne commesso abuso ('Silenzio'). La meccanicità di una vita trasfusa nella meccanicità di una scrittura priva di messaggi da trasmettere ('Stenodattilo'). Una divagazione pseudofantascientifica ('Pitagora')... Questi e altri gli argomenti di una silloge di racconti che sembrano i più vari tra loro ma che vengono unificati dal tema che il titolo del volume suggerisce: la parola e il suo contrario, l'afasia; il rumore e il suo contrario, il silenzio; il contatto verbale, orale o scritto, e il suo contrario, la solitudine. Echi, muti o troppo sonori, di un mondo incerto o inquieto, che i vari personaggi - tutti indecisi o troppo sicuri di sé - riflettono in una gamma di suggestioni e invocazioni, resa con una scrittura precisa e tagliente come un bisturi.
