Luna calda comincia come un giallo: un uomo torna in patria e viene invitato a cena da amici. L'ospite da cui si trova ha una figlia tredicenne e bellissima, infinitamente seducente. Irretito da tanta freschezza, confuso dalla sera torbida e dal vino, l'uomo finisce col prenderla con la forza. Lei sembra ribellarsi e lui la soffoca con un cuscino o forse crede soffocarla e invece... Tutta una serie di eventi cambia la vita del protagonista, in cui rivivono le ossessioni e le motivazioni delle figure dostoevskijane. Il giallo infatti è solo una sfumatura e la narrazione, condotta al ritmo di una canzone popolare, una copla serrata e carnale, sembra citare, in modo grottesco, motivi e personaggi di Delitto e castigo. Lo sfondo però è ben diverso: non la Russia del secolo passato, bensì l'Argentina del 1977, un paese senza garanzie e dai poteri corrotti, che bastano pochi riferimenti a evocare. Il resto è atmosfera, quella densa e opprimente di un dicembre nell'altro emisfero. Un'atmosfera descritta con tanta perizia da vivere una vita propria. Così arcana e misteriosa che nasce un dubbio: e se la colpa non fosse di Ramiro (che nonostante tutto non è un Napoleone, ma un piccolo uomo dalle aspirazioni filistee), ma della luna del Chaco, una luna rossa, troppo calda e foriera di cattivi pensieri? In notti simili, cariche di sudore e di afa, si accrescono i poteri della morte e tutto diventa possibile. Anche il sorprendente finale.

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