Nel settembre del 1998 Michael J. Fox sbalordì il mondo annunciando pubblicamente che gli era stato diagnosticato il morbo di Parkinson, condizione neurologica degenerativa, attualmente non curabile, che solitamente colpisce persone molto più anziane. La reazione fu impressionante. Quella coraggiosa confessione ruppe il silenzio che aveva avvolto fino ad allora la malattia, sensibilizzando l'opinione pubblica e innescando un movimento di informazione e di ricerca. Ora, Michael J. Fox, con la stessa passione, lo stesso senso dell'umorismo e la stessa energia che ha messo in tanti anni di lavoro come attore, ha scelto di raccontare la storia della sua vita, della sua carriera e della sua lotta contro questo male. "Avevo un obiettivo molto preciso: scrivere un resoconto onesto di come, negli ultimi sette anni, la malattia non mi avesse impedito di condurre una vita ricca e produttiva. Era importante per me riuscire a trasmettere il mio ottimismo, la mia gratitudine, la mia speranza e perfino la mia capacità di ridere di certi aspetti della vita con il Parkinson."
13/01/2009
Non è un libro memorabile ma merita di essere letto perchè Michal J Fox è davvero un grand'uomo che ha saputo e sta affrontando tutt'ora una grave malattia.. L'ho già letto 2 volte, leggetelo anche voi. Bravo Michael ti auguro che trovino presto una cura...
10/08/2007
Un libro che riscatta un uomo sparito dai riflettori. Chi lo amava come attore, lo amerà come persona.
24/02/2004
Se chiedessi ad alcuni giovani quasi trentenni cosa mi saprebbero dire a proposito di Michael J.Fox, molto probabilmente, costoro mi parlerebbero di un giovane attore, in verità non troppo alto di statura, che si è fatto conoscere sul piccolo schermo grazie alla sit- com “Casa Keaton” (“Family Ties”, il titolo originale) a metà degli anni ottanta, e, successivamente, ha sbancato i botteghini del cinema con la fortunata serie di “Ritorno al futuro” nella quale scorrazzava attraverso epoche diverse pilotando una De Lorean trasformata in macchina del tempo. Ancora, alcuni esprimerebbero antipatia per quel ragazzetto dall’aria sbruffona e, in certi casi, arrogante conosciuto in “Casa Keaton”, altri, invece, esalterebbero il coraggio, la sfrontatezza, l’energia espressa dal personaggio di Marty McFly in “Ritorno al Futuro”. Ciò su cui, forse, non saprebbero pronunciarsi, è invece l’uomo Michael Fox (sì perché la lettera “J” non fa parte del nome, ma lo rende solo più altisonante); colui che, partendo da una famiglia di umili lavoratori canadesi, ha cercato e conseguito il successo negli studios di Hollywood, e che alla giovane età di trent’anni si è trovato di fronte ad un imprevedibile, sconvolgente, ma provvidenziale colpo di scena che ha reso la trama della sua vita piena di iniziali paure ed insicurezze, ma che ha rappresentato “l’opportunità” che la vita stessa offriva a M.J.Fox, quasi “obbligandolo- come dice egli stesso- ad affrontare una scelta decisiva: vivere sotto assedio o imbarcarsi in un viaggio dentro se stesso”. Viaggio, che lo avrebbe profondamente arricchito regalandogli i migliori anni della sua esistenza tanto da giungere a considerarsi, a ragione, un uomo fortunato. “Lucky Man” può essere considerato una testimonianza di forza, di coraggio e di umiltà che M.J.Fox ci regala descrivendo il suo rapporto con l’insorgenza prematura del Parkinson che lo ha colto, quasi ironicamente, nel pieno della sua maturità artistica gettandolo all’angolo e colpendolo con l’energia e l’incisività di chi sferra un attacco improvviso nei riguardi di colui che non è neppure conscio che si trova nel bel mezzo di un match. Ma da quell’angolo Fox ne è uscito, accettando ciò gli stava accadendo ed imparando a convivere con una malattia neurologica progressiva ed irreversibile, senza nascondersi, scoprendo, quello che rappresenta probabilmente il ruolo più originale assegnatogli nel film della sua vita. Ora il copione prevede la divulgazione ed il sostegno alla ricerca su tutto ciò che concerne il Parkinson ad insorgenza prematura, affrontando la sua sfida personale con lo stesso senso dell’umorismo e la stessa energia che il Nostro ha messo nella carriera di attore. “Avevo un obiettivo molto preciso: scrivere un resoconto onesto di come, negli ultimi sette anni, la malattia non mi avesse impedito di trascorrere una vita ricca e produttiva. Era importante per me trasmettere il mio ottimismo, la mia gratitudine, la mia speranza e perfino la mia capacità di ridere di certi aspetti della vita con il Parkinson”. E, ne siamo certi, Mr. Fox ha centrato pienamente l’obiettivo.
