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"Le pietre volanti" - racconta lo stesso Malerba - è nato durante una gita nella campagna toscana, davanti a un quadro di Fabrizio Clerici, nel quale l'autore ha ritrovato quasi un simbolo dell'inquietudine che attraversa tutta l'opera dell'artista. Sensazione rafforzata dalle conversazioni, divaganti e profonde con il pittore, che forniscono il pretesto iniziale di questo romanzo. Un libro intenso, dal fascino assoluto, premiato nel 1992 con il Viareggio e il Campiello, che mette in scena come protagonista-narratore proprio un pittore che ci racconta gli anni della sua formazione umana e professionale, la nascita di una vocazione ma anche la scoperta dell'impossibilità di avere relazioni umane, della ineluttabilità della solitudine, della vacuità insita in ogni legame e del dolore inseparabile da ogni sentimento. Emblema stesso della condizione umana appaiono dunque proprio quelle 'pietre volanti' immaginate e dipinte in gioventù che il pittore inaspettatamente ritrova, dopo lunghi viaggi, nell'area archeologica di un lontano paese.
