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"Il giorno seguente non morì nessuno. Il fatto, poiché assolutamente contrario alle norme della vita, causò negli spiriti un enorme turbamento, cosa del tutto giustificata, ci basterà ricordare che non si riscontrava notizia nei quaranta volumi della storia universale..." Il libro non è una riflessione filosofica o ontologica sulla morte. Il tono è ironico, sarcastico. Non è nemmeno un'ipotesi, è una situazione assurda. Succede come negli altri romanzi: organizzo una situazione impossibile e ho bisogno che il lettore accetti la mia proposta. Se lo fa, vi posso assicurare che tutto diventa implacabilmente logico." (José Saramago)
In un non meglio identificato Paese, allo scoccare della mezzanotte di un 31 dicembre, s'instaura l'eternità, perché nessuno muore più. L'avvenimento suscita a tutta prima sentimenti di giubilo e felicità, ma crea anche scompiglio in ogni strato sociale: dal governo alle compagnie di assicurazione, dalle agenzie di pompe funebri alle case di riposo e, soprattutto, nella chiesa, la cui voce di protesta si leva alta e forte: senza morte non c'è più resurrezione, e senza resurrezione non c'è più chiesa... Dopo sette mesi di "tregua unilaterale", con una missiva manoscritta in una busta di colore violetto indirizzata ai mezzi di comunicazione, la morte dichiara di interrompere quel suo 'sciopero' e di riprendere il proprio impegno con l'umanità. E nonostante vengano dispiegati tutti i mezzi investigativi (legali e non) a disposizione delle autorità (dall'esame grafologico all'identikit) per individuare il mittente - che viene poi identificato in una donna -, le buste di colore violetto continuano ad arrivare nelle case dei rispettivi destinatari con il loro nefasto contenuto. Tutte... tranne una, per ben tre volte rinviata al mittente e indirizzata a un violoncellista, il cui "ritratto, se davvero esistessero in musica, non lo si sarebbe ritrovato in nessuna composizione per violoncello, ma in un brevissimo studio di Chopin, opera venticinque, numero nove, in sol bemolle maggiore". Così, assunte le fattezze di una donna, la morte decide di consegnare personalmente la lettera al legittimo e sventurato destinatario. Una volta tanto, e per chissà quale inspiegabile istinto, vuole conoscere la sua prossima vittima e inizia a spiarlo, si introduce, non vista, a casa sua, e va a sentirlo suonare...
03/04/2006
Elena - creleeloo@libero.it
stile narrativo che ricorda lo stream of consciousness...ritmo serrante, dialoghi da togliere il fiato...si, forse nelle parti descrittive diventa a vv. troppo pedagogigo o un pò pedante, ma è sicuramente originale sia nello stile che nell'argomento trattato e nello sviluppo della trama..qualsiasi noia possa il narrare aver suscitato viene però completamente dimenticata grazie a un finale veramente struggente e dolce...un finale che pervade e invade
03/03/2006
E' il primo libro che leggo di Saramago. Avendo letto la sintesi mi aspettavo una trama più scorrevole. invece ho fatto fatica persino a capire i dialoghi.
29/01/2006
E' un libro veramente stupendo. Unisce l'ironia ed il sarcasmo della prima parte, con il dolcissimo e struggente finale. E dona alla vita il suo valore immenso. Anche una vita apparentemente banale ha il grande potere di ammaliare la morte e nella quotidianità di gesti semplici, ma puri, ha la forza di sorprendere e affascinare, di sconvolgere e avvolgere a se colei che ne è l'antitesi suprema. E' uno di quei libri che vale assolutamente la pena leggere.
26/01/2006
l'argomento è sicuramente originale ed incuriosisce molto; contrariamente al precedente libro di saramago che ho letto (l'uomo duplicato), questo è molto molto lento. Credo che l'autore avrebbe potuto renderlo piu' breve. Una piccola delusione
18/01/2006
è l'unico commento che riesco a fare. L'autore, a corto di argomentazioni, si dilunga inutilmente su diversi dettagli. Un libro che, per quanto breve, non si lascia leggere tutto d'un fiato e , a tratti, annoia decisamente.
19/12/2005
La morte è un tema fra i più, se non il più doloroso delle nostre vite e del nostro mondo. Eppure questo libro, scritto con un linguaggio fluente, chiaro, incisivo e rapido (sembra quasi il torrente in piena che lambisce le rive senza esondare mai in inutilità), dà a questa ''nemica dell'umanità'' quasi un senso di umanità. Verrebbe quasi da commuoversi leggendo certi passi, se non fosse che il narratore (bellissimo come Saramago sappia mettersi di volta in volta nei panni dell'autore, dei vari personaggi e della morte stessa) ci dica che non sta parlando di una donna qualsiasi, bensì della morte. Un racconto che oserei dire ha fattezze surrealiste, sfiora la fantascienza e lambisce la realtà, eppure la realtà è quella parte che meglio viene descritta e che più ci deve far riflettere. Ma riflettere su cosa? Attraverso qualche rimando di stampo senecano credo faccia pensare riguardo due punti: la bellezza e l'importanza della vita stessa (anche se apparentemente monotona), da vivere giorno per giorno, e sul senso della vita stessa, alle volte così banale, più spesso imprevista e unica e soprattutto sfuggevole. Infine: perchè leggerlo? Per ridere di qualcosa che finora ci ha fatto solamente piangere, ma non perchè bisogna ridere della morte, bensì perchè il riso è l'unico mezzo per sopprimere il dolore.
