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Sebbene si tenda a pensare all'Impero romano come a un'organizzazione principalmente terrestre, realizzata con la forza delle straordinarie legioni della fanteria, in realtà esso fu anche una potenza marittima, paragonabile all'Impero britannico del XVIII secolo. In termini puramente numerici, la marina di Roma fu la forza navale più imponente che sia mai esistita. Le flotte romane difesero le comunicazioni e i traffici commerciali, senza i quali non vi sarebbe stato sviluppo. Grazie alle sue navi, la "caput mundi" poté sfidare in combattimento nemici irraggiungibili ed espandere il suo potere in terre fino ad allora inaccessibili, diventando una potenza senza uguali nel Mediterraneo: possedeva basi nell'Europa occidentale, nell'Africa settentrionale e nel Medio Oriente, e nel momento di massimo splendore contava decine di migliaia di marinai, fanti e artigiani che lavoravano al servizio di una flotta numericamente superiore a qualsiasi forza navale moderna. Questo saggio segue la cronologia della nascita, della crescita e del declino delle forze navali di Roma e analizza il ruolo della guerra sul mare nella costruzione del primo grande impero europeo.
21/08/2011
Il libro di Michael Pitassi è, come giustamente ricorda la sinossi, il primo testo che inquadra nella storia la marina militare di Roma come una forza armata indipendente. Tuttavia il libro, pur nella sua evidente utilità come strumento per un lettore appassionato di storia militare e nella sua forza "didattica", appare chiaramente non pensato per un pubblico accademico o di veri specialisti: innanzitutto possiede un'impostazione meramente cronologica, addirittura anno per anno, una storia della marina romana dalla fondazione della città alla caduta dell'Impero che possiede il fascino del racconto (con talune scivolate su argomenti che nulla hanno a che fare con il tema trattato, come il Vallo di Adriano o le abilità gladiatorie di Commodo) ma diluisce i temi fondamentali di un testo di questa natura o li relega in appendici o riquadri a latere del testo. La trattazione dell'argomento è chiara e discorsiva - a ulteriore riprova dell'inclinazione dell'autore verso un pubblico interessato all'argomento ma non molto informato su di esso - ma, accademicamente, soffre di una bibliografia totalmente anglofona e totalmente dedicata a monografie; non vi sono riferimento ad autori non anglosassoni o ad articoli di riviste specialistiche (in inglese o in qualunque altra lingua) e le note a pie' di pagina sono spesso laconiche per non dire brusche o incomplete. Pitassi - del quale non sono noti titoli accademici e che si descrive come un ricercatore indipendente nel successivo (2011) Roman Warships non ancora tradotto - ha compiuto un ottimo lavoro di "collazione" a favore degli appassionati di storia navale antica, lavoro dal quale appare evidente la passione per l'argomento (tanto da realizzare egli stesso i modellini di navi riprodotti in fotografia al centro del libro e le foto di luoghi e monumenti) ma, a parere di chi scrive, non raggiunge le capacità di analisi e di divulgazione (ad esempio) di Stephen Dando-Collins, i cui magnifici lavori sulle legioni romane non sono stati ancora (purtroppo) tradotti. L'impostazione cronologica penalizza molto un lavoro che possiede sicuramente meriti ma che, scientificamente, sarebbe difficile usare in una tesi di dottorato se non come citazione di fatti. L'autore adotta con sicurezza tesi di altri studiosi ma non indugia spesso in analisi e riflessioni di natura tattica o strategica. I Romani avevano una visione "interforze" della strategia e raramente l'uso della flotta avveniva in modo indipendente dallo svolgimento delle campagne terrestri (in epoca imperiale ciò è autoevidente per la totale assenza di flotte rivali) ma non vi sono particolari segni di attenzione per argomenti che non siano specificatamente marini. Il lavoro perde intensità e interesse nel periodo del Tardo Impero (ovviamente) probabilmente per effetto dello scarso interesse dello stesso autore per l'epoca. in definitiva, si tratta di un ottimo testo per chi si avvicina per la prima o seconda volta all'argomento e copre (è il suo merito più evidente) una lacuna negli studi di storia navale antica che è molto più chiara per il pubblico italiano che per quello di lingua inglese. E' chiaro e molto comprensibile. Per lo studioso di storia militare antica vi è poco di nuovo: Pitassi è sin troppo rispettoso delle fonti, anche se, molto correttamente, evita supposizioni e teorie, ma nel libro sarebbe stato necessario dedicare qualche pagina all'importanza e influenza del potere navale romano rispetto all'evoluzione strategica e operativa del military power repubblicano ed imperiale. Averlo pubblicato (e averlo scritto) resta comunque un titolo di merito evidente. Una lettura piacevole, non profonda, troppo penalizzata dall'impostazione e dai limiti bibliografici, ma capace di suscitare l'interesse del normale lettore.

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