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Processare gli anni Novanta, o meglio le inchieste degli anni dal 1992 al 2000 di alcune Procure, è stata, ed è, la parola d'ordine, lo scopo dell'esistenza quotidiana, l'imperativo categorico del Cavaliere. Contro le Procure che hanno inquisito lui e i suoi amici più fidati, Silvio Berlusconi ha impegnato tutta la potenza di fuoco delle televisioni e dei giornali - tre quarti dell'informazione nazionale - per coprire il Grande Imbroglio, architettato e riuscito alla perfezione: convincere il Paese che, per portare i comunisti al governo, la magistratura ha avviato inchieste contro i politici, le ha manovrate e falsificate, ha "condannato senza prove". Francesco Saverio Borrelli, Agostino Cordova, Piercamillo Davigo, Antonio Di Pietro, Marcello Maddalena, Carlo Nordio: le "Toghe Rosse" che avrebbero "occupato" le Procure per impedire al Cavaliere di governare, 'Rosse' non lo sono mai state. Questo libro dimostra che quasi tutti i magistrati di Milano, Torino, Napoli e Venezia che hanno inquisito la classe dirigente della prima Repubblica sono moderati o di destra e hanno indagato uomini di tutti le parti allo stesso modo. La Costituzione dice che i cittadini sono uguali di fronte alla legge. Gli uomini potenti e che ricoprono incarichi pubblici dovrebbero avere tutto l'interesse a farsi processare per dimostrare la loro innocenza, e soprattutto per salvaguardare lo Stato di diritto e la democrazia. Ma Berlusconi vuole due giustizie - una per i cittadini comuni e una per i politici - e l'azzeramento dei processi a suo carico.

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