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A perlustrare con curiosità le opere di scrittori, poeti e romanzieri del Novecento europeo ci si accorge di come le loro riflessioni sulla vita politica, letteraria, sociale dell'epoca siano consegnate sì alla produzione narrativa o poetica 'maggiore', ma anche a pagine saggistiche, a volte eterodosse, che nel restituirci un'atmosfera culturale si rivelano spesso piene di insospettato vigore ed acutezza. Da questi poco frequentati laboratori di idee "Il Mulino" ha inteso proporre ai lettori una scelta di momenti emblematici. Lontano da ogni specializzazione, Aldous Huxley esercitò il suo giudizio pungente su una vasta gamma di temi, ma l'ambito in cui probabilmente ottenne i risultati più significativi fu quello del costume letterario; a questo si riferiscono i saggi qui presentati. Huxley passa alcuni argomenti esemplari al suo vaglio libero e personale dove l'istanza del buon gusto si incrocia con quella morale, e la critica della letteratura con la critica della società. Che cosa è volgare in letteratura? D.H. Lawrence o piuttosto l'approssimazione o il sentimentalismo che esilia gli aspetti bassi e materiali della vita? E che dire dei giornalisti che cercano a tutti i costi il 'fattore umano'? Siano gli aspetti grotteschi del mondo degli studi, dove plotoni di laureandi vengono sguinzagliati sulle tracce di scrittori minori o minimi, o le tendenze di una letteratura che si pretende di asservire alle ideologie, la critica di Huxley risulta portatrice di un equilibrato umanesimo e, per quel che concerne la civiltà di massa, a tratti profetica.
Presentazione, di Stefano Manferlotti
Volgarità e letteratura
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La letteratura e gli esami
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