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"La tregua", seguito di "Se questo è un uomo", è considerato da molti il capolavoro di Levi: diario del viaggio verso la libertà dopo l'internamento nel Lager nazista, questo libro, più che una semplice rievocazione biografica, è uno straordinario romanzo picaresco. L'avventura movimentata e struggente tra le rovine dell'Europa liberata - da Auschwitz attraverso la Russia, la Romania, l'Ungheria, l'Austria fino a Torino - si snoda in un itinerario tortuoso, punteggiato di incontri con persone appartenenti a civiltà sconosciute, e vittime della stessa guerra. L'epopea di un'umanità ritrovata dopo il limite estremo dell'orrore e della miseria.
08/01/2008
Ho dato un 10 a ''se questo è un uomo'' e non posso che dare un 10 a ''la tregua''... davvero Primo Levi ci racconta l'olocausto in maniera unica. Da leggere.
08/12/2007
Dopo la tristezza trasmessa al lettore da ''Se questo è un uomo'', ''La tregua'' rivela, a mio parere, una sottile ironia. La disorganizzazione dell'esercito Russo, l'arte di arrangiarsi di due grandi Amici di Levi (il greco e Cesare) sono solo due esempi di questo aspetto del libro. Ironia che svanisce a mano a mano che l'amata casa risulta più vicina. Un libro che appena finito avresti voglia di riprendere a leggere. Buona lettura ma prima leggete ''Se questo è un uomo''. Ireno
31/10/2006
E' il seguito di "Se questo è un uomo" e ci si aspetterebbe di leggere un racconto meno crudo: al contrario, il viaggio di ritorno dal lager nella propria terra è una vera e propria sofferenza; gli ex-internati percorrono, attraverso mille difficoltà e lungo un arco temporale di più di un mese, gran parte dell'Europa dell'Est prima di poter far ritorno in patria. Levi, con la sua testimonianza, fa riflettere profondamente sulla crudeltà umana, da una parte, e sulla solidarietà e l'aiuto reciproco dall'altra; episodi che non si verificherebbero in condizioni normali diventano consuetudine quando tempo e spazio assumono un valore relativo. Emblematico è il numero di Italiani che, insieme allo scrittore, è riuscito a tornare vivo nel bel Paese: due. Una cifra davvero esigua, se si pensa a quanti sono stati rinchiusi nel lager e, per vari motivi, non sono sopravvissuti. L'autore analizza i diversi caratteri delle persone con le quali ha a che fare, sia suoi "pari", che soldati russi, i quali hanno il compito di scortare gli ex-prigionieri. Da questo punto di vista (e non solo), l'esperienza vissuta rappresenta un bagaglio inestinguibile che resterà per sempre nell'animo di coloro che sono stati sfortunati protagonisti di questi luttuosi eventi. Il linguaggio è scarno, in quanto lo scopo di Levi è quello di descrivere gli avvenimenti nella maniera più realistica possibile, per dare un quadro chiaro e senza fronzoli della tremenda esperienza vissuta. Quindi, coloro che vogliono avere un'idea delle sofferenze che hanno sperimentato i sopravvissuti alla guerra non possono fare a meno di leggere questa pietra miliare della nostra letteratura.
13/02/2006
"La tregua" rappresenta il limbo, l'apparente quiete che porterà lentamente l'autore verso la vita reale, vita reale che non sarà mai completamente tale, ma sospesa tra i terribili ricordi del giorno e gli incubi torturatori della notte. Il linguaggio più ricercato e "letterario" che Levi ha utilizzato in questo romanzo rispetto a "Se questo è un uomo" sottraggono, a mio parere, quell'immediatezza e quel patos narrativo che hanno fatto la fortuna del suo primo capolavoro, tuttavia lo stile è impeccabile e la libreria di ogni buon italiano dovrebbe presentare anche quest'opera. Documento. FABIO BALLABIO.
