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Estaste 1946. La guerra è appena terminata, e sulle rive del Lago Maggiore si torna faticosamente a vivere. Il protagonista di questo maturo e sapido romanzo di Pietro Chiara, un giovane sui trent'anni che solca le acque del lago per diporto, gettando l'ancora nel porticciolo di Oggebbio viene invitato a Villa Cleofe dall'enigmatico dottor Orimbelli, che lì vive con la moglie, acida e molto più anziana di lui, e la bella cognata Matilde, vedova. Il giovane si sente nel contempo attratto e respinto dal mistero che si respira nelle stanze di quella villa, ma finisce con l'accettare l'ospitalità di Orimbelli, ingolosito soprattutto dalla bellezza di Matilde. Giorno per giorno, l'amicizia tra i due si consolida, sempre di più, anche perché entrambi non tardano a riconoscerersi come accaniti dongiovanni. Un tragico avvenimento viene però a turbare il clima piatto della villa, e quello che fino a quel momento è stato un fine ritratto della vita di provincia assume all'improvviso i contorni del 'giallo'. Cos'é avvenuto veramente nella darsena? Chi era l'uomo in bicicletta intravisto sulla strada del lungolago? E, soprattutto, Matilde è davvero vedova? "La stanza del Vescovo" è uno dei più bei libri di Piero Chiara, un capolavoro della letteratura italiana del Novecento.
29/03/2009
Ho riletto per l'ennesima volta questo romanzo di Chiara, reso ancor più indimenticabile dal film che lo seguì con uguale successo...Che dire, Chiara rimane per il sottoscritto il più godibile autore del novecento, semplice, schietto, profondo, ricco di poesia, arguto, divertente....Penso che possa bastare per definirlo un Maestro della letteratura, non solo italiana! E, tornando al film, come dimenticare l "'Orimbelli" interpretato con maestria da un Tognazzi capace di portare sullo schermo un personaggio tanto complesso, con la facilità di un vero mostro sacro del cinema!!! Nel giudizio, personale, non bastano cinque stelle a premiare un romanzo che comprende amore, avventura, comicità, tragedia e vere e proprie tinte "gialle"....in così poche pagine!!!
19/04/2007
Renzo Montagnoli - rmontagnoli@alice.it
Fra tutte le opere di Piero Chiara questa è quella che ha più le caratteristiche del romanzo, per completezza nello sviluppo della vicenda e perché ha un finale che lascia aperte diverse possibilità. Vi sono anche altri elementi che concorrono ad attribuire questa classificazione, non presente in altri lavori dell'autore, con caratteristiche più di racconti lunghi, cioè di storie compiute, che iniziano e si concludono senza ulteriori prospettive. Mi riferisco, in particolare, all'accuratissima ambientazione storica (siamo nell'immediato dopoguerra), alla struttura del giallo (presente peraltro anche in altre opere, come per esempio I giovedì della signora Giulia), nonché, soprattutto, alla rilevante introspezione psicologica dei personaggi, delineati in modo veramente mirabile. Al riguardo assume uno spessore di grande valore il ritratto di Matilde, una giovane vedova in cui è sempre presente il rimpianto per il matrimonio non consumato e la carica erotica, pronta a esplodere da un momento all'altro. La descrizione di questo status è di alta scuola e rivela un notevole studio della psicologia femminile. Chiara però si supera con la figura dell'Orimbelli, un personaggio enigmatico, dalla doppia contorta personalità e che è di fatto l'autentico protagonista del romanzo. Costui è uno che vive di ricordi, soprattutto della guerra d'Africa, ma è sostanzialmente un frustrato, fallito come avvocato e che, se ha un po' di soldi, è solo per aver sposato una moglie ricca, ma brutta. Poi ci sono figure di contorno, altrettanto ben delineate, fra le quali l'autore stesso che narra in prima persona, ovviamente non con il suo vero nome; al riguardo, quell'incertezza della vita, quel desiderio di cambiare, restando comunque se stessi, propri di Chiara, sono sempre ben presenti. Ho accennato prima all'ambientazione e ritengo ora doveroso parlare dell'atmosfera, sonnacchiosa e decadente, in cui si svolge la vicenda. C'è così un lago Maggiore che alterna momenti di luce ad altri cupi, c'è un giallo che non è lo scopo della narrazione, ma è funzionale strettamente alla trama, tanto che si intuisce subito l'identità del colpevole. Non è però la ricerca dell'assassino lo scopo vero dell'opera, ma le motivazioni del delitto, l'analisi profonda della psicologia del reo, le reazioni dei personaggi di contorno, secondo un susseguirsi di scene che si ricollegano perfettamente, senza accentuazioni di ritmo, ma con una logica di inequivocabile validità. L'insieme di questi elementi mi portano a concludere che La stanza del vescovo è una delle migliori opere della letteratura italiana del novecento.
09/03/2007
Barbara - barbara_barioglio@libero.it
Ogni sera trovando il libro sul comodino, l'aprirlo era come un tuffo nel lago. Atmosfere d'altri tempi per paesi ed ambienti familiari del lago maggiore. Un libro che fà stare bene nel leggerlo. Lo consiglio a chi cerca una piacevole lettura.
18/06/2002
Luca Cattaneo - luca.cattaneo@tiscalinet.it
é un esempio molto interessante e, probabilmente, tipico, di giallo all'italiana, giocato sui temi classici della poetica di Piero Chiara, l'ipocrisia della borghesia, i vizi e le debolezze della vita di provincia. Definirlo ''giallo'' è forse eccessivo per chi considera questo genere pensando a Agatha Christie; ma la trama è costruita molto bene, si dipana in un crescendo efficace di segnali che presagiscono la tragedia finale. E, come un buon giallo, non da troppe risposte e lascia parte del mistero celato! Io l'ho apprezzato anche per l'ambientazione, insolita e molto ben descritta: il lago maggiore è lo scenario ideale in mezzo al quale si muovono i protagonisti un po' decadenti, tra esaltazioni e depressioni esistenziali. L'ho consiglio non solo agli appassionati del genere riduttivamente chiamato ''giallo'', ma anche a chi cerca un breve romanzo di costume, mai banale e scritto molto bene. Chiara è stata per me un'ottima scoperta, che segue i mai abbastanza apprezzati ''pseudogiallisti'' italiani Sciascia, Calvino e il grande ''dolomitico'' Buzzati!

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