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Giovanni Astengo, poco più di quarant anni, lavora all'Archivio di Stato, dove cataloga le vite quotidiane eppure straordinarie racchiuse nei diari di persone come tante. Ha una moglie in carriera e due figli amatissimi: Lorenzo, ventenne entusiasta e generoso, e la dolce Stella, una bambina down. E c'è una ferita non rimarginata nel suo passato: una domenica mattina, quando lui aveva tredici anni, suo padre è scomparso per sempre, senza un perché. In un'alba d'agosto, un'alba "semplice, banale, senza guizzi né significati", Giovanni prova l'impulso di tornare nel casale di campagna della sua famiglia, il luogo della felicità perduta, abbandonato da decenni. Dentro c'è un telefono di bachelite. Quel vecchio oggetto dimenticato diventa lo strumento grazie al quale Giovanni riesce ad aprire un varco nella barriera del tempo per fare luce sul mistero che ha segnato la sua esistenza.
Il primo romanzo di Walter Veltroni racconta la forza e lo strazio dei sentimenti; è un'imprevedibile indagine, un viaggio nella trama dei nostri giorni, intrecciata con le notizie che filtrano dai giornali e dalla televisione, e una dolorosa immersione nella storia insanguinata degli anni di piombo; è un'appassionata dichiarazione d'amore e di fede nel potere unico della letteratura e dell'invenzione fantastica: il potere di svelare il senso nascosto delle cose, e di regalarci un'impossibile consolazione.
16/09/2008
un libro mediocre per un politico/scrittore/sindaco mediocre... ...noi della sinistra dobbiamo aspirare a ben altri leader
01/02/2008
Ho letto molti libri, di tanti generi e di tanti scrittori e sono rimasta sbalordita di come un politico così famoso ha scritto un bellissimo romanzo che ti prende e lo leggi tutto d'un fiato. Da leggere sicuramente, e complimenti a Veltroni.
02/11/2007
Sicuramente sono un lettore poco specializzato, ma devo dire che questo libro mi ha colpito e mi è piaciuto. Mi aveva colpito perchè è cosa atipica che un politico scriva Romanzi invece che soliti saggi storico/politico. A tratti commovente ad altri scorrevole ed interessante.
21/10/2007
Giacomo Di Girolamo - ilvolatore@rmc101.it
Walter Veltroni, "La scoperta dell'alba", Rizzoli, 2006 Con Veltroni viene voglia di essere cattivi, sempre. Perché lui è buono, è perfetto, piace alle mamme, ed è un tipo vincente. Non solo: fa il Sindaco di Roma, il leader del Pd e trova anche il tempo di scrivere un romanzo! Che però, è un brutto romanzo. Ingegnoso nella trama, nella costruzione, nella sapiente regia, e pubblicizzato, come tutte le cose di Veltroni, in maniera efficacissima ma senza dare nell'occhio. Qualcuno ha sollevato più di un dubbio: no, non è un romanzo scritto dal Sindaco, ha utilizzato qualche ghost-writer. E invece no, vi dico io, l'ha scritto lui. Sono cresciuto a pane e Veltroni. Ho letto tutti i suoi saggi, l'ho sentito parlare decine di volte, era il mio mito politico nella mia militanza giovanile di sinistra. E questo romanzo è farina del suo sacco. Perché, come al solito, c'è tutto il suo background pop - culturale: citazioni, dischi, ricordi Ad un certo punto sembra di leggere un saggio breve su Calvino. E ci sono tutte le espressioni retoriche del Veltroni leader, che però in un romanzo suonano fuori posto, flaccide. Forse il correttore di bozzo era troppo intimorito dallo spessore dell'autore... ma ci sono ripetizioni ed errori a go go, tempi sbagliati. La sensazione che un quarto di libro sia totalmente inutile. E poi, ancora una volta, questa odiosa borghesia romana "alta" che è distante dal paese normale anni luce: i figli belli e intelligenti, che ogni anno partono in vacanza per gli states, i genitori in giro per il mondo, questa Roma fatta di ville e verde, questa città fatta di persone dalle citazioni colte e dalle battute argute. Peccato. La storia c'è. E' bella, anche. Purtroppo c'è anche tanto Veltroni.
04/09/2007
Spinta anche dalle Vostre recensioni contrastanti... ho comprato il libro e non posso dire di averlo letto, ma di averlo letteralmente divorato. Mi spiego: non sono una grande lettrice, salvo nei rari momenti di tempo libero, ma perdere una parte della notte per arrivare assolutamente alla fine di un libro mi è capitato raramente: 'La scoperta dell'alba' è stata per me la scoperta di sentimenti, paure e sensazioni che da sempre fanno parte di te stessa, anche se mai erano stati così ben descritti. Con semplicità e sincerità, comunque lo consiglio.
03/04/2007
ma se Veltroni ha a amalapena preso un diploma in un istituto tecnico ed è oberato di impegni, come potete pensare che sia capace di scrivere un romanzo. un capolavoro di furbizia ed un gregge di pecoroni
28/01/2007
Mi chiedo se l'autore non fosse W.Veltroni, chi l'avrebbe pubblicato? Deludente
16/01/2007
Una lettura molto deludente. Una trama che sta in piedi a fatica; una scrittura dilettantistica. Alcuni spunti interessanti, ma che non ne giustificano la lettura.
23/12/2006
Maristella - violetta54@libero.it
La storia di un uomo,che riesce a vivere la fine di ogni notte ,come un momento di estrema privatezza e profondità affinché ogni suo pensiero, possa acquisire morbida consapevolezza ed interiorizzazione, permeandosi di silenziosità e luci ancora soffuse, nell'incanto di un giorno che nasce. Un uomo,che per lavoro,legge ogni giorno,le storie di vite qualunque,storie di sogni,storie di illusioni,storie di piccoli eroi della vita quotidiana,storie che,solo per il fatto di essere state fermate nella scrittura,possono gridare prepotentemente la loro esistenza. E tra queste,Giovanni Astengo, il protagonista del libro, viene colpito dal diario della mamma di Andrea,un dolcissimo e amabile ragazzo down,che anela ad una libertà e ad una autonomia che la sua situazione non gli consente. Perché Giovanni Astengo,è anche il padre di Stella,anch'essa nata con la Sindrome di Down,una fragile e sensibile creatura che incarna "la vita umana ricondotta a essenza e purezza" e da lui amata incondizionatamente,così come è adorata da Lorenzo,il fratello maggiore,appassionato di Italo Calvino e di basket,un ragazzo cresciuto troppo in fretta, nella consapevolezza di una famiglia "diversa" e che spesso sogna di compartire col padre, il grande segreto della scoperta dell'alba. C'è una moglie assente,schiacciata da un peso insostenibile per lei,un peso inasprito da un insufficiente dialogo e da una carente complicità con il marito e c'è un padre scomparso, tanti anni prima, senza alcun apparente motivazione. E infine,c'è una casa ormai abbandonata che ancora risuona di vite felici e un vecchio telefono nero in bachelite,dimenticato in una stanza polverosa. E sarà questo strumento che consentirà al protagonista,di "cavalcare" il tempo, in un continuo ritorno al passato ed al presente,permettendogli di riappropriarsi,non solo della realtà trascorsa, ma di confluire in una prospettiva di futuro prossimo,nella coscienza che solo la scrittura e la condivisione della sua storia,potranno dargli la certezza di aver veramente vissuto. Un romanzo breve,ma di intensi sentimenti,il cui incipit rappresenta la parte più coinvolgente, una prosa scorrevole e semplice che nonostante non approfondisca i tanti grandi temi delicati che esprime,regala inattese ed intense emozioni.
28/11/2006
Speravo fosse migliore, dato il battage in suo favore. Mah, non necessariamente un politico è anche un bravo scrittore.
28/11/2006
si puo' trovare un giorno qualsiasi nell'anno.......... dove il giorno, i mesi, gli anni, corrono da quel momento, nel fervorio lavorativo di un mondo migliore, colorando dei migliori colori dell'arcobaleno il creato, sfuggendo alla monotonia e alla decadenza di un mondo lamentevole pessimista furbo e assente o vissuto male
22/11/2006
Alessandro Zenti - alessandrozenti@libero.it
Dopo il grande successo del libro Senza Patricio, Walter Veltroni si cimenta in un romanzo, La scoperta dell'alba, e torna ad esplorare il rapporto tra padri e figli e luuniverso che li circonda, questa volta toccando il tema della diversità e dei diversamente abili. Questo tema è da tempo caro all'autore, nel 2005 ha doppiato un personaggio del film d'animazione della Disney, Chicken Little - Amici per le penne ed ha devoluto il compenso ricevuto (10.000 euro) in beneficenza ai bambini disabili. Nella prima parte tratta della diversità, la nascita di un figlio down, figlio che si autodefinisce "rotto", tema già trattato anche da altri scrittori (indimenticabile quello di Pontiggia in "nati due volte"), ma inserendo numerose sfumature, dolci ed aspre di alcuni risvolti. Viene evidenziata la paura del dolore, quella paura che attanaglia alcuni genitori e li costringe a scappare di fronte a figli difficili o a problemi in apparenza insormontabili. Il personaggio principale Giovanni Astergo è un genitore che non scappa dai suoi compiti, ma viene "aiutato" nel suo compito da suo figlio maggiore Lorenzo che, appena appresa la notizia che sua sorella Stella poteva avere una qualche forma di ritardo mentale, sorprende tutti dicendo "non ti preoccupare, papà ci penserò io" e successivamente rassicura "che se Stella era in ritardo, lui che era più vicino, l'avrebbe aspettata". Nel libro non mancano le riflessioni sulla nostra società che è convinta di ¿andare a velocità supersonica ma siamo fermi. E alla porta delle nostre case bussano le epidemie dei polli. E ci mettono paura... le stesse che dominano il nostro tempo, attentati, malattie etc. Nella seconda parte sono presenti il male che traspare dai media, la violenza degli anni di piombo, il terrorismo dei nostri giorni e la ricerca delle vere ragioni che hanno spinto un genitore ad abbandonare la famiglia. Il protagonista riesce a stabilire un collegamento con il passato e a riannodare vecchi lacci della memoria, narrazione che ricorda in qualche modo un celebre film americano di hollywoodiana memoria. Dopo aver svelato il vero motivo dell'abbandono di suo padre tramite una ricostruzione dettagliata ed attenta degli ultimi spostamenti ed incontri di suo padre, rimarginando così una ferita passata, Giovanni ricomincia a vivere. Un romanzo tenero, intenso e pieno di profonde riflessioni, che dimostra la grandezza e la lungimiranza dell'autore.
20/11/2006
andrea - a_romigi@inwind.it
Questa volta non mi ha convinto. Interessante la descrizione del ritmo di fondo, gli anni di piombo, la perdita di un padre inspiegata e le difficoltà di una famiglia con una bambina down. Ma il libro non arriva dove vorrebbe come se rimanesse quasi incompiuto. Deludente.
05/11/2006
Un tema interessante, anzi l'incrocio di due temi: i rapporti familiari oggi e gli anni di piombo. Una storia che pecca di ingenuità. Un linguaggio che funziona poco, un po' farraginoso. Abbastanza deludente
23/10/2006
Non è un capolavoro assoluto ma il libro si fa leggere e scorre piacevolmente. Veltroni è colto e riempie il libro citando le sue passioni: cinema in primis e poi libri e musica. Il finale però mi è parso un pò ''affrettato'' e non all'altezza della trama narrativa precedente. Ho l'impressione che se lo stesso libro fosse stato scritto da qualcun'altro avrebbe avuto una risonanza mediatica minore.
17/10/2006
Brutto, brutto, brutto e ancora brutto. Di una prevedibilità terrificante con una trovata che al cinema è vecchia quanto il cucco. Una delusione totale, sembra scritto da un principiante. Non c'è alcuna introspezione psicologica dei personaggi. Un'occasione davvero persa.
30/09/2006
STORIA ORIGINALE E INCONSUETA... SCRITTA BENE .. BRAVO VELTRONI!!!
19/09/2006
Girolamo Lazoppina - girolamo.lazoppina@virgilio.it
"La scoperta dell'alba" è una delle opere più belle che mi sia capitato di leggere. E ciò non solo per la scrittura chiara e lineare; o per la trama coinvolgente che, a tratti, si colora persino di un fondamentale pizzico di magia. Ma soprattutto perché è un romanzo di puro sentimento. Un romanzo in cui le passioni di una vita (o meglio, di tante vite) vengono messe a nudo o, semplicemente, rivelate nella loro pura esistenza. In un continuo intrecciarsi con le vicende di ogni giorno, rivelate dai giornali o dalla televisione, veri e propri ancoraggi con la realtà presente. Perché 'La scoperta dell'alba' è anche questo: un viaggio a ritroso nel tempo senza mai perdere di vista il presente. Con una chiara allusione alla immortalità dei sentimenti: essi esistono oggi come sono esistiti ieri. E sono proprio loro a rivelarci il senso vero ed autentico delle cose che contano: quelle piccole e ricorrenti di cui si compone la vita quotidiana. Il protagonista è Giovanni Astengo, un uomo poco più che quarantenne, sposato e con due figli, Lorenzo e Stella, bambina down. Il suo lavoro presso l'Archivio di Stato consiste nel catalogare i diari attraverso i quali migliaia di persone hanno voluto immortalare la propria esistenza. Da qui l'intrecciarsi di molte vite tra le quali, alla fine, anche la sua, in un continuo rincorrersi tra presente e passato per riuscire a dare un senso al vuoto che lo tormenta fin da bambino: da quando cioè il padre, improvvisamente, decise di abbandonare la propria famiglia. Ma è proprio la forza dei sentimenti a dare a Giovanni l'impulso necessario per scoprire il perché di quella pesante e lunga assenza, allorché decide di tornare nel vecchio casale di campagna frequentato da bambino e, attraverso un antico telefono di bachelite, intrecciare un intenso e magico dialogo con il proprio passato. Il messaggio finale è chiaro e definitivo: è la forza dei sentimenti, quelli che viviamo tutti i giorni ma che spesso per distrazione o superficialità non riusciamo a cogliere appieno, a svelarci il senso più profondo delle cose. Ma è grazie al potere forte e vivo della letteratura che possiamo dire di aver vissuto per davvero. Di Valter Veltroni apprezziamo da tempo le grandi doti di scrittore e giornalista; ma il Veltroni romanziere è una vera e propria rivelazione. Ed il suo primo romanzo si colloca, a mio parere, tra le sfere più alte della letteratura italiana degli ultimi decenni. Girolamo Lazoppina
01/09/2006
l'ho comprato e letto subito, da provare, Veltroni stupisce...
