Nel 1941 Roosevelt dichiarava che gli Alleati combattevano per le 'Quattro libertà': libertà di parola, libertà di culto, libertà dal bisogno, libertà dalla paura. Ma, dice Chomsky, l'attento esame della politica estera americana rivela l'esistenza di una 'Quinta libertà': la libertà di rapinare e sfruttare, fondamento d'una concezione geopolitica che attraversa tutta la storia degli Stati Uniti. Le violazioni delle prime quattro libertà suscitano pronta e duratura indignazione, se avvengono in territorio nemico. Ma per quanto riguarda gli Stati sotto tutela americana è solo quando viene messa in pericolo la quinta libertà che si manifesta un fuggevole interesse per le altre quattro. Interesse che dura il tempo necessario a giustificare l'uso della violenza per restaurare la quinta libertà. Chomsky sorregge questa interpretazione della politica estera americana con un'imponente mole di dati e, dietro un'impressionante galleria degli orrori, fa emergere una 'razionalità' che spiega scelte e comportamenti apparentemente contraddittori o ingenui.
25/11/2002
Adriano Antonini - adriano.antonini@tiscali.it
Dalla mente più lucida del dissenso americano nasce un'opera che, come le precedenti, è dedicata a mostrare quanto i media e i commentatori di tutto l'Occidente non hanno il coraggio, la volontà e il tornaconto di mostrare. Le ipocrisie della nostra democrazia sono qui rivelate in modo così esplicito da essere quasi doloroso, sulle basi di una documentazione estesa ed esauriente. Leggere questo libro è un primo passo verso la comprensione migliore del mondo che ci circonda, perché non è possibile, nella nuova epoca della globalizzazione, restare indifferenti a ciò che succede attorno a noi e che solo in apparenza non ci tocca, ma di cui siamo in ultima analisi corresponsabili.

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