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A dire il vero, il mestiere che aveva sempre sognato non esisteva. Da ragazzo, al paese, aveva come l'impressione che un sacco di gente non fosse al posto suo, o prendesse una strada sbagliata unicamente perchè non aveva le idee chiare. E immaginava un uomo di infinita saggezza, e soprattutto di infinita perspicacia, al tempo stesso medico e sacerdote, un uomo in grado di intuire con un'occhiata il destino delle persone. Un uomo da consultare come si consulta un medico. Una specie di accomodatore di destini. E non solo perchè intelligente - forse non aveva neanche bisogno di un'intelligenza eccezzionale -, ma perchè capace di vivere la vita di chiunque, di mettersi nei panni di chiunque. Maigret non aveva mai parlato di questo con nessuno. Nè osava pensarci troppo seriamente per paura di sentirsi ridicolo. Non potendo portare a termine gli studi di medicina, era comunque entrato nella polizia, per caso. Ma era stato poi veramente un caso? E i poliziotti non sono qualche volta proprio degli accomodatori di destini?
31/10/2005
Questa prima inchiesta dell'ormai noto commissario è caratterizzata da un Jules Maigret giovanissimo, non ancora trentenne, alle prese con il suo vero primo "caso" giudiziario. Il lettore scoprirà che il giovane Maigret è stato più di una volta sul punto di abbandonare la Polizia e la carriera investigativa, fortunatamente, il suo temperamento tenace e l'amore verso la ricerca della verità, hanno prevalso sui suoi dubbi esistenziali e sulle sue prime difficoltà professionali. Simenon non scrive usando il "ferro e martello" classico dei giallisti contemporanei, ma, piuttosto, si diletta a ricamare con fine ironia, umanità e originalità le personalità dei protagonisti delle sue indagini, alle quali dona, senza descrizioni superficiali e posticce, dei tratti ben definiti. Qualche lettore distratto considera Maigret come il classico libro da leggere mentre sdraiati sulla spiaggia si prende il sole e si gusta un Mojto, io ribatto a questi sostenendo che la stessa cosa si potrebbe fare leggendo al posto di Simenon, un Dostoevskij, un Nabokov od un Joyce, il risultato non cambierebbe di una virgola per questi poveretti. Il punto è, "quando è il lettore che legge e analizza scrupolosamente il libro e quando è il libro che sta leggendo svagatamente e svogliatamente il lettore?". FABIO BALLABIO
24/08/2005
Aldo Funicelli - aldo.funicelli@virgilio.it
Inizia così "La prima indagine", libro scritto nel 1948, molti anni dopo che il personaggio di Maigret aveva preso forma dalla penna di Simenon. E' il debutto investigativo di Maigret, appena ventiseienne, da poco sposato e non ancora commissario, che qui abbozza per la prima volta gesti e comportamenti che saranno segni distintivi del suo carattere. Come il Calvados o la capacità di giudicare una persona da pochi sguardi, grazie al sui intuito e alle sue eccezionali doti di analisi. Che Maigret emerge da questo libro? Un ragazzo giovane, ancora un po' timido, pronto a rassegnare le dimissioni alla prima delusione professionale o al primo richiamo da parte del suo superiore. Ma con una tenacia e un orgoglio che lo portano a portare a termine la sua indagine anche contro il volere dei superiori, desiderosi di non creare uno scandalo che coinvolga l'ambiente aristocratico da dove tutto è partito. Un Maigret che non ha nessuna accondiscendenza nei confronti dei superiori o delle persone che contano.

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