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Pubblicato nell'aprile del 1950 e considerato dalla critica il libro più bello di Pavese, "La luna e i falò" è il suo ultimo romanzo. Il protagonista, Anguilla, all'indomani della Liberazione torna al suo paese delle Langhe dopo molti anni trascorsi in America e, in compagnia dell'amico Nuto, ripercorre i luoghi dell'infanzia e dell'adolescenza in un viaggio nel tempo alla ricerca di antiche e sofferte radici. Storia semplice e lirica insieme, "La luna e i falò" recupera i temi civili della guerra partigiana, la cospirazione antifascista, la lotta di liberazione, e li lega a problematiche private, l'amicizia, la sensualità, la morte, in un intreccio drammatico che conferma la totale inappartenenza dell'individuo rispetto al mondo e il suo triste destino di solitudine.
06/04/2007
Renzo Montagnoli - rmontagnoli@alice.it
Cesare Pavese ha scritto questo romanzo nella seconda metà del 1949 e la pubblicazione è avvenuta nell'aprile del 1950, quattro mesi prima del suo suicidio. Con questa premessa 'La luna e i falò' rappresenta un vero e proprio testamento spirituale, un'opera complessa densa di significati e un messaggio di speranza per un mondo nuovo. Il protagonista, Anguilla, è un bastardo cresciuto nella miseria dell'anteguerra e che ritorna nel suo luogo di origine, un paese delle Langhe, a conflitto terminato, dopo aver fatto fortuna in America. Il romanzo viaggia su due piani paralleli che si intersecano mirabilmente: uno è quello del passato, con velati rimpianti a un'epoca sì di stenti, ma anche di traboccanti entusiasmi giovanili; l'altro è il presente con l'incontro con il suo amatissimo amico e maestro Nuto. Insieme i due ripercorreranno il passato e ne faranno una comparazione con il presente. I dialoghi con Nuto, già partigiano e ora marxista non politicizzato, sono oggetto di profonde riflessioni, dove il personaggio dell'amico rappresenta la logica coerente dell'anima, ben conscio che in una guerra civile ci sono ragioni dall'una e dall'altra parte che non possono essere trascurate se la vita deve continuare senza le premesse di un nuovo conflitto. In questo quadro si innesta il messaggio di speranza dell'autore; Anguilla, infatti, vede il futuro nel personaggio di Cinto, l'orfano storpio che abita nella sua vecchia casa e in cui idealmente si rivede. La menomazione gli impedirà come ha fatto lui di fuggire da questo ambiente di miseria e di conoscere il mondo, ma proprio perché è di una generazione che non deve fare i conti con la guerra è puro, incontaminato da una tragedia che invece, in un modo o nell'altro, ha segnato indelebilmente chi l' ha vissuta. Sotto l'aspetto dello stile narrativo, la descrizione del paesaggio, della miseria che in alcuni casi può portare alla follia è quanto di più efficace abbia mai letto. I personaggi vengono delineati con brevi e concise frasi e i dialoghi fra Anguilla e Nuto hanno il pregio di creare un'atmosfera che coinvolge il lettore, rendendolo partecipe, quasi presente. Ne 'La luna e i falò', inoltre, i riferimenti autobiografici, già presenti nelle opere precedenti, assumono una connotazione maggiore, quasi preponderante, così che non è difficile identificare, per certi versi, il personaggio di Anguilla con lo scrittore. Si tratta quindi di un'opera complessa, dove la maturità artistica di Pavese raggiunge il suo punto più elevato e dove probabilmente ha detto tutto quello che aveva da dire, un testamento inconscio di chi non si sentiva più parte di un certo mondo al punto di togliersi da lì a poco la vita.
02/08/2006
E' un libro nel quale il protagonista Anguilla, torna nelle sue terre all'indomani della Liberazione dell'Italia nella seconda guerra mondiale, dopo aver trascorso diversi anni negli USA (in particolare in California). Egli rivede con occhi diversi i luoghi della sua infanzia e della sua giovinezza e ora ha quel rispetto da parte dei suoi paesani che questi non gli concedevano quando era semplicemente un orfano. Anguilla ha avuto la forza di emigrare per cercar fortuna negli Stati Uniti, paese nel quale ha successo chi vale veramente, indipendentemente dal suo passato e dalla famiglia da cui proviene. Insieme a Nuto riflette sul proprio passato e si meraviglia dei cambiamenti occorsi nella sua terra durante la sua assenza. Sullo sfondo vi è la guerra partigiana: a riguardo non mancano descrizioni di episodi tragici che rendono il libro una testimonianza della durezza e della crudeltà di quegli anni. Il linguaggio è semplice e frequenti sono i dialoghi; non mancano neanche flashback nel passato del protagonista, che rivive mentalmente momenti significativi della sua vita sia in patria che all'estero: egli, tuttavia sembra sempre sentirsi un forestiero, non essendo mai stato completamente accettato nei luoghi in cui ha vissuto.

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