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"I ""Commentari della guerra civile"" sono la seconda opera storico-narrativa di Giulio Cesare. Narrano avvenimenti posteriori alla guerra gallica e furono scritti dopo i ""Commentari"" su quella guerra. C'è chi li fa secondi anche per qualità, ma del tutto a torto. Non sono un'opera minore, né in senso relativo né in senso assoluto: anzi, sono un capolavoro del genio antico. Non si è letto Cesare, se non si son letti anche questi tre libri sulla 'guerra pompeiana'. Nella ""Guerra civile"" non c'è traccia d'autentico odio. Anche per coloro che Cesare considera i suoi veri nemici, e i veri, imperdonabili responsabili della guerra, i nobili, egli prova piuttosto disprezzo per la vanità, la stupidità, l'inettitudine, l'incoscienza. La sua è la condanna d'una classe dirigente ormai indegna di dirigere, d'una casta sociale e politica che non sa capire i nuovi bisogni dell'impero, delle province, dei soldati. Ma se uno spiraglio di senso di responsabilità e d'intelligenza si fosse aperto in loro, se avessero aperto gli occhi sulla catastrofe, se avessero saputo dimenticare o almeno accettare l'inevitabile, ogni pagina dei ""Commentari"" fa comprendere che Cesare non li avrebbe distrutti. Testo latino a fronte."
