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In "Casa senza custode", scritto del 1954, Henrich Boll considera la guerra, motivo doloroso e incontrastato delle sue primissime opere, raccontandone echi e riflessi nella difficile e ambigua ricostruzione del presente. Henrich e Martin, i protagonisti di questa storia, due orfani di guerra alla ricerca di una propria identità perduta, sono, seppure in modo diverso, gli strumenti narrativi di cui serve Boll per dare il via a una fase critica nella quale si affermino l'uomo anziché il suo asservimento, la fraternità anziché la sua mercificazione. La lezione che ci viene dalla storia dell'umanità, insaguinata dalle violenze e dagli eccidi del nazismo, pervade non solo retrospettivamente queste pagine, ma l'opera intera di Boll, costante e razionale confronto tra distruzione e rinascita, involuzione e democrazia.

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