La camera che dà il titolo al romanzo è dislocata nella torre di un castello medievale e le sue pareti sono coperte di affreschi malconci ma bellissimi ed enigmatici, di provenienza ignota come il suo autore. Se i critici sono disorientati, divisi tra influssi di gotico internazionale e altri di scuola senese, il lettore saprà presto chi si nasconde dietro quelle immagini, che la fortuna ha sottratto alle devastazioni del tempo. Infatti, sul motivo centrale di questa scoperta si dipanano tre vicende intrecciate di avventure e di misteri, cariche di passione e di morte. Una descrive la storia degli affreschi e del suo affascinante pittore, alla fine del Quattrocento; la seconda racconta oggi l'attrazione disperante tra il critico chiamato per un'expertise sui dipinti e la nobile espropriata padrona del castello; l'ultima infine narra di Baltus, del suo fascino stendhaliano e dell'esercito napoleonico che saccheggia il castello. Le tre visioni epocali che la Mazzucco evoca e disegna e in cui muove i suoi inquieti protagonisti sono, al contempo, le sontuose miniate immagini di un libro d'ore e le trame che una moderna Shahrazad inventa per allontanare il destino implacabile. Uno stesso ordine fantastico le connette. E unifica la molteplicità dei punti di vista con gli scarti temporali, le sottigliezze psicologiche con le descrizioni narrative, la ricchezza metaforica con la varietà stilistica e le allusioni letterarie.

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