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Che cosa avviene nella nostra mente quando crediamo di pensare una immagine? E, inversamente, da quale pozzo, buio eppure pieno di ricordi, traiamo il monogramma che ci permette di riconoscere non solo un volto dimenticato, ma persino un'intonazione rauca o strascicata? E per quale forza, della mente o del corpo, la nostra voce resta la stessa negli anni, allo stesso modo che i tratti caratteristici di una scrittura si conservano, di norma, immutati? Insomma, da che cosa dipende che abbiamo delle immagini, delle tracce o dei codici che potranno poi valere come rappresentazione, richiamo mnemonico, significato logico? Senza l'immaginazione, come possibilità di ritenere la traccia anche in assenza della sensazione, nulla di tutto questo (sensibilità e intelletto, estetica e logica, immagine e significato) sarebbe possibile. Da Aristotele a Husserl, passando attraverso Cartesio, Locke, Leibniz, Kant, Hegel, e prima di diventare la vana malinconia di Madame Bovary, questa facoltà è stata forse il più grande oggetto della filosofia.
Introduzione
1. Antichità e Medio Evo
2. Dall'umanesimo al barocco
3. Il Settecento
4. Otto e Novecento
Bibliografia
