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Mario è un uomo svuotato, malinconico, deluso. Ha creduto con passione all'ideale comunista e, dopo quasi dieci anni, non si è ancora del tutto rassegnato al crollo di un mondo e alla resa di quanti, come lui, avevano coltivato quella fede politica. Soprattutto non riesce a capacitarsi che nessuno condivida la sua ossessione: che cos'è stato il comunismo? Perché nessuno di quelli che ci avevano creduto ci fa veramente i conti? Qual era l'illusione covata dentro i fallimenti storici? Dentro i morti. Dentro i silenzi. Oltre il Muro ormai crollato. Mario ha creduto con altrettanta passione nella famiglia, e ha cercato di crearsene una: non ci è riuscito, nonostante abbia cresciuto con dedizione e con pazienza prima i figli della moglie e poi quello nato dal suo matrimonio. E nemmeno le dinamiche del fallimento del rapporto coniugale gli sono poi molto chiare: l'amore che lo lega ai tre figli rimane dunque l'unica certezza della sua vita. Anche sul fronte professionale - è giornalista televisivo - sente fatiche e stanchezze: con la vittoria della destra è stato epurato e adesso vivacchia in radio, senza più desideri né ambizioni. L'incontro occasionale con Sonja, una giovane pianista russa che vive con l'altera nonna e la figlia di pochi anni, lo risucchia in una storia tragica e misteriosa che di donna in donna risale verso il tassello mancante, verso quel buio di domande senza risposta che è diventato il suo tormento. In compagnia del figlio, Mario si mette sulle tracce della madre di Sonja, prima a Budapest e poi in una sperduta cittadina dell'ex Unione Sovietica.
22/09/2007
Elisabetta Bolondi - bolondi@tiscali.it
E' molto coraggiosa la posizione che la regista scrittrice prende in questo libro, romanzo forse in parte anche autobiografico, almeno nel senso generazionale. La voce narrante, un regista tv allontanato dalla Rai per motivi politici, siamo dentro il governo Berlusconi, ripercorre la sua vita privata e quella della militanza politica di sinistra, costretto a rivedere molte, forse tutte le sua posizioni. Il pretesto è la fine del suo matrimonio con Patrizia e l'incontro con una giovane musicista russa emigrata, Sonja, madre di una bimba di pochi anni,che racchiude un mistero: una madre morta giovane, prigioniera di una clinica psichiatrica durante il regime comunista, una nonna misteriosa. Per amore della giovane Sonia il protagonista inizia un viaggio interiore alla ricerca delle ragioni della propria ideologia, e si trova a fare i conti con realtà sconosciute dolorose, abbissi di infelicità, che lo coinvolgono emotivamente fino alla catarsi finale. Un libro scomodo, in cui la generazione dei cinquantenni appare fragile, dubbiosa, e l'unica speranza sembra identificarsi nei giovani, il figlio diciottenne che viene mostrato libero, consapevole, affidabile. Non so dire se questo sia un bel romanzo, forse ha qualcosa di incompiuto, ma molte pagine sono intense e terribilmente vere; certo è che quella raccontata è una storia su cui riflettere fino in fondo e che suggerisce un processo interno a cui nessuno può più sottrarsi.
18/09/2007
Dedicato a chi ci ha creduto e a chi invece lo ha sempre osteggiato. A chi ha partecipato al movimento impugnando armi, distribuendo volantini o sfilando in manifestazione e a tutti quelli che al movimento si sono opposti con gli stessi strumenti. Tra urla, botte e sangue. Dedicato a chi allora non era ancora nato o a chi era troppo giovane per ricordare e per capire. Ma, soprattutto, dedicato a tutti quelli che hanno sperato che il comunismo fosse la soluzione perfetta all'imperfezione del mondo per poi scoprire con disappunto e frustrazione che invece era tutta una illusione. L'illusione del bene. Un romanzo sincero, scritto col cuore, commovente e mai sdolcinato, che costringe il lettore a riflettere sulla storia, sulla nostra identità e sul nostro futuro. Nicole
17/09/2007
Anna - annalamb44@hotmail.com
Non mi ha entusiasmata, ma sicuramente è un libro che ho letto volentieri, come tutti quelli della Comencini. Mi è piaciuta la figura di Mario e il suo modo di porsi domande, a differenza di tutti gli altri che fanno finta di non vedere cosa capita intorno: un tema, quello della fine del comunismo, affrontato bene e sotto una luce diversa dal solito.

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