Nato nel 1912, Gregory Boyington diventò pilota dell’Aviazione dei Marines nel 1935. All’inizio della guerra entrò in un gruppo paramilitare e fu uno degli elementi di punta delle cosiddette "Tigri volanti", in appoggio alla resistenza cinese contro i giapponesi. Dopo Pearl Harbor, "Pappy" rientrò nei Marines e nel maggio 1943 fu mandato a Guadalcanal. La sua 'esuberanza' - cioè la quantità incredibile di risse che provocava, e la sua predilezione per il whisky (a terra e in volo...), di cui peraltro non fece mai mistero - gli impose una 'pausa' di quattro mesi. Dopo la cura, fu assegnato alle Isole Salomone, nel Pacifico, dove mise insieme uno squadrone che sarebbe diventato leggendario: il Black Sheep Squadron, un 'mucchio selvaggio' di teste calde e di sbandati a un pelo dal deferimento alla corte marziale, ma anche di piloti di primissima classe, capaci in pochi mesi di operazioni di seminare il panico tra i piloti giapponesi. Abbattuto nel gennaio 1944 durante uno scontro memorabile sopra l’isola di New Britain, Boyington fu catturato e imprigionato fino alla fine del conflitto. La sua autobiografia, ormai un classico della storia militare e della narrativa avventurosa, è la testimonianza di un uomo che, lungi dall’essere privo di debolezze, fu un vero, grande eroe, nel senso più nobile del termine.

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