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1900: Galveston è una ricca città costiera del Texas dove le differenze di razza corrono parallele a quelle sociali. I bianchi amano la boxe, ma si divertono a vedere i neri che si ammazzano di botte in una versione sudista dei combattimenti di gladiatori. Quando "Lil" Arthur, afroamericano, sconfigge il più forte pugile bianco della città, Forrest Thomas, i soci dello Sporting Club chiamano a combattere contro di lui Jim McBride, bianco, razzista, sarcastico e violento. Altre storie s'intrecciano a formare un ricco affresco nel quale ribollono tutti gli ingredienti della classica storia di Lansdale, ma su tutto giganteggia il mito di "Lil" Arthur, che entrerà nella leggenda del pugilato col nome di Jack Johnson, primo campione del mondo di colore.
27/09/2006
Greta - gretel68@virgilio.it
Nel 1900, Galveston, un'isola sulla costa texana sparì tra le onde. Il libro (o lungo racconto) descrive i sei giorni, gli ultimi, della vita dell'isola e di alcuni dei suoi componenti. Troviamo un pugile nero Jack e un pugile bianco McBride, chiamato dai boss locali per mettere k.o in modo definitivo il campione nero. . In due parole questa è la trama. Con altre due parole dico che Lansdale ci è andato giù pesante in quanto a cattiveria e volgarità. Il tema è, come sempre nei suoi libri, il razzismo. In questo caso il vero protagonista è il pugile bianco: il disgustoso, crudele, cinico, volgare McBride. Ha esagerato al massimo questa figura del cattivo, come sempre fa quando vuole arrivare dritto ai nostri sensi, proviamo inquietudine ma mai indifferenza nel leggere certi passaggi esagerati a forza, ma sempre veri. La crudeltà descritta in modo duro, il razzismo spiegato con poche frasi secche che arrivano e colpiscono come un diretto in faccia. Un buon libro e non solo per chi ama questo modo di raccontare. Un libro a tratti volgarissimo e a tratti tenero, ma MAI scontato e fine solo a strappare qualche sorriso. Esagerando al massimo la volgarità del pugile, ce l'ha fatto comprendere più che con mille descrizioni. A un certo punto del racconto c'è un rapporto omosessuale (praticamente non ha lasciato fuori niente), in poche frasi poco romantiche descrive l'amplesso tra i due: un rapporto non scaturito dall'amore, ma dalla convenienza di uno e l'ipocrisia dell'altro. Poche righe secche ma che fanno provare compassione e quasi uno slancio di tenerezza per questi due uomini, vili, codardi, o forse solo con debolezze umane. La volgarità come strumento per fare capire un concetto come dovrebbe sempre essere capito. Questo è Lansdale. Molto azzeccata la postfazione di Evangelisti
