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Si direbbe che per Jonathan Coe il momento in cui si decide il destino di un individuo non sono i primi anni di vita, come suggerisce la psicoanalisi, ma quella sconfinata adolescenza e quel perpetuo fuoricorso che cominciano subito dopo aver lasciato il liceo e la famiglia e che corrispondono al vegetare dentro il calore debole ma protettivo di un'università di provincia, seguendo la trafila delle sessioni, degli esami, della laurea, di una tesi di dottorato sempre da scrivere e mai scritta. Robin si è laureato a Cambridge ma da oltre quattro anni sta preparando il dottorato a Coventry, cittadina rasa al suolo due volte, prima dalle bombe tedesche poi dall'ultraliberismo della signora Thatcher. Un male oscuro sembra consumarlo, forse il ricordo di un amore lontano e mai dichiarato che lo tortura come il primo giorno. Intorno a questo 'male' e alla misteriosa tesi di dottorato di cui nessuno ha visto un rigo, monta un clima di catastrofe imminente. Basterebbe un 'tocco d'amore', forse. Forse l'amore non guasterebbe. Ma è proprio lì che Robin si scopre muto, impotente. Jonathan Coe tesse in questo suo secondo romanzo i primi fili di quell'immensa tela che sarà "La famiglia Winshaw".
27/05/2005
michela - foto_michela@yahoo.it
Robin è un giovane che si lascia vivere, solitario e depresso. Intorno a lui ruotano una serie di personaggi che gli vogliono più o meno bene, ma che non lo capiscono mai fino in fondo. E qualsiasi cosa accada a Robin la vita degli altri va avanti, comunque. A me il libro è piaciuto molto, anche se effettivamente la prima parte è un po' lenta. Sicuramente meno avvincente de La banda dei brocchi o La famiglia Winshaw.
10/01/2003
Valentina Urli - valentina_urli@libero.it
Se non avessi letto precedentemente ''La famiglia Winshaw'', la ''Casa del Sonno'' e ''La banda dei brocchi'' dello stesso autore, credo che mi sarei innamorata di questo libro. E invece, non posso che reagire alla nostalgia diffusa che pervade le pagine di questo romanzo. Ancora una volta l'Inghilterra. Come piace a Coe. Una visione politica e filosofica un po' limitativa, se vogliamo, ma ho imparato che questo è il timbro dell'autore: vecchi edifici in mattoni rossi, nebbie d'inverno, caffè per intellettuali, drammi esistenziali...un morto poi c'è sempre. E comunque, ''L'amore non guasta'' ha confermato l'impossibilità o la non volontà di questo autore di regalarci personaggi più maturi, meno drammatici, meno dolorosamente surreali. Ancora una volta i protagonisti sono figli degli anni settanta che vivono di improbabili espedienti e ritrovi universitari, che sbocconcellano con noncuranza storie d'amore fallite in partenza. No, non ho ritrovato questa volta quel pizzico di genialità che caratterizzava i personaggi degli altri suoi romanzi. Da salvare, sicuramente, i quattro racconti del protagonista Robert, che si intrecciano lungo la storia e vogliono vendicare una filosofia di vita - sarà poi quella che anima lo stesso Coe? - pessimistica, ma nel complesso lucida e sarcastica. Un romanzo che vuole essere un inno all'amore, ma che dell'amore ha paura. Freud ne andrebbe matto.
02/01/2003
tra i libri di coe non lo definirei il migliore - è comunque un bel libro, da leggere però quando si è dell'umore giusto per personaggi inconcludenti di fronte alle amarezze della vita e di una società che si aspettavano di poter cambiare - quello che mi ha lasciato più perplessa durante la lettura è l'età del protagonista, al quale avrei dato almeno dieci anni di più stando allo stile della scrittura e del pensiero

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