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Ha detto Sciascia, a proposito di 'adorabile': "Può darsi che questa parola io l'abbia qualche volta scritta, e sicuramente più volte l'ho pensata: ma per una sola donna e per un solo scrittore. E lo scrittore- forse è inutile dirlo- è Stendhal". Sciascia aveva per Stendhal un'ammirazione intima e appassionata (lo leggeva "in continua rotazione", e sempre facendo capo alla "Certosa di Parma"), imparagonabile a quella che nutriva per altri autori. Un'ammirazione che è anzitutto mimesi, identificazione- e che come tale corre, simile a un fiume sotterraneo, in molti suoi romanzi-, ma che, se si guarda agli scritti qui per la prima volta radunati, ha assunto forme molteplici e inaspettate. Come osserva Massimo Colesanti, Sciascia è stato insieme stendhaliano e stendhalista. Da romanziere ha intuito "le strutture e gli scatti psicologici più riposti" della scrittura di Stendhal, ma, da vero lettore-detective, ha anche indagato "i congegni, le 'finzioni', i trucchi, di cui quella scrittura è costruita", e ha saputo sventare depistaggi e mistificazioni, smascherando Stendhal- e seguendo dunque a ritroso quel percorso, a lui ben caro, che muove dalla cronaca e sboccia nell'invenzione.
Adorabile;
Il principe Pietro;
Casanova o la dissipazione;
I privilegi;
Stendhal e i "Martìri";
Stendhal e la Sicilia;
Les mémoires de Gasparoni;
Postilla su Stendhal e Navarro;
Stendhaliana;
L'esistenza come terrore;
In margine a Stendhal;
Duecento anni dopo;
Armance e il bell'Antonio;
Stendhal e Tomasi di Lampedusa;
La Beata Corbera;
Napoleone scrittore;
Il genio precoce;
Alle cinque da Savinio;
Tracce stendhaliane.
Nota al testo.
Scaffale stendhaliano.
Sciascia e il mistero Stendhal, di Massimo Colesanti.

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