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"Jubiabà" è il romanzo che ha rivelato Jorge Amado nel 1935. Nato nel 1912 in una piantagione di cacao nello stato di Bahia, Amado esordì nel giornalismo a quindici anni, a diciannove aveva già scritto il suo primo romanzo; l'impegno sociale che ispira la sua opera è ben lungi, dall'esaurire ieri come oggi, la ricchezza e la complessità della sua arte sempre esuberante. Protagonista di Jubiabà è un giovane nero di Bahia, Antonio Balduino, detto Baldo. Morta la zia con cui viveva, Baldo si vede regalare un amuleto portafortuna dallo stregone Jubiabà, che conosce le antiche storie della schiavitù, guarisce i malati con i suoi esorcismi e sembra essere eterno. Di fortuna Baldo ne ha bisogno: fugge dalla casa di ricchi signori in cui faceva il ragazzo di fatica, e si avventura nella città, campando di espedienti. L'inquietudine lo riporta alla Collina in cui è nato, ai samba improvvisati sulle chitarre, ai riti delle Macumbas, alle bettole del porto. Pugilatore, gran seduttore, testa calda, Baldo va a lavorare nelle piantagioni di tabacco, uccide, fugge, entra in un circo girovago, ritrova Jubiabà e i suoi amici, e infine giunge a scoprire le ragioni della solidarietà umana, dell'essere per gli altri e con gli altri. Il tono è realistico e fantastico al tempo stesso: per la sua nativa vocazione al racconto, Amado è maestro nella resa di atmosfere sensuali e psicologiche "primitive".

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