Disponibilitŕ immediata (una copia in magazzino)
Vuoi regalare questo prodotto ? Scopri come!
Quando entra nell'aula di tribunale in cui verrŕ giudicata per l'omicidio del suo giovanissimo amante, Gladys Eysenach viene accolta dai mormorii di un pubblico sovreccitato, impaziente di conoscere ogni sordido dettaglio di quella che promette di essere l''affaire' piů succulenta di quante il bel mondo parigino abbia visto da anni. Nel suo pallore spettrale, Gladys evoca davvero l'ombra di Jezabel, l'ombra che nell''Athalie' di Racine compare in sogno alla figlia: "Non ne aveva, il dolore, smorzato la fierezza; / aveva anzi, ancora, quella finta bellezza / mantenuta con cure, con espedienti labili, / per riparar degli anni le sfide irreparabili". Sě, č ancora molto, molto bella, Gladys Eysenach: il tempo sembra averla "sfiorata a malincuore, con mano cauta e gentile", quasi si fosse limitato ad accarezzarla, e le donne presenti nell'aula si sussurrano con golositŕ i nomi dei suoi innumerevoli amanti. La condanna sarŕ lieve, solo cinque anni: l'arringa della difesa ha invocato l'attenuante del movente passionale. Ma qual č la veritŕ - quella veritŕ che Gladys Eysenach ha cercato a ogni costo di occultare, rifiutandosi di rispondere a qualsiasi domanda, dichiarandosi senza mezzi termini colpevole, e supplicando i giudici di infliggerle la pena che merita? Capace come pochi altri scrittori di scavare nell'animo femminile con chirurgica precisione, Irčne Némirovsky ci svelerŕ il vero, ma inconfessabile movente dell'omicidio ripercorrendo dall'inizio la storia fiammeggiante e tormentata della ricca, seducente, invidiata Gladys Eysenach: una donna che dagli uomini č stata amata con furore e dedizione assoluti, e che sopra ogni altra cosa ha voluto continuare a esserlo, e per riuscirci ha calpestato con inconsapevole e disperata ferocia chi le stava attorno - arrivando fino a uccidere.
"Una donna entrň nella gabbia degli imputati. Nonostante il pallore, nonostante l'aria stanca e stravolta, era ancora bella; solo le palpebre, di forma squisita, erano sciupate dalle lacrime e la bocca aveva una piega amara, ma la donna sembrava giovane. I capelli erano nascosti dal cappello nero". Siamo nella Parigi degli anni Trenta, in un'aula di tribunale, in un "giorno d'estate freddo e scialbo". Gladys Eysenach č una donna di grande bellezza e fascino, che il tempo sembra "aver sfiorato a malincuore, con mano cauta e gentile". Sembra impossibile, eppure ha ucciso un uomo, Bernard Martin, un ventenne squattrinato, considerato dall'accusa il suo giovanissimo amante. Gladys non nega di aver ammazzato il ragazzo e non chiede alla corte né pietŕ né clemenza. Ammette ogni responsabilitŕ e si dispera. Uno dopo l'altro sfilano a deporre i testimoni che hanno conosciuto Gladys (il conte Aldo Monti, suo amante ufficiale, la sua cameriera, un'amica, lo zio). E dalle loro parole emerge il ritratto di una donna vacua e superficiale, frivola e ossessionata dalla paura di invecchiare, che trova in viaggi, denaro, gioielli e amanti la compensazione a un desolante vuoto interiore. Pallida e spettrale, Gladys evoca la figura di Jezabel che Racine descrive in Athalie: lontana e inaccessibile perché neppure il dolore ne aveva "smorzato la fierezza". "Gladys era circondata da uomini innamorati", scrive Irčne Némirovsky. "A giuramenti, suppliche, lacrime era assuefatta come l'alcolizzato lo č al vino; non le bastavano mai, ma il loro dolce veleno le era necessario come l'unico alimento che potesse tenerla in vita. Non se lo nascondeva. Pensava che una donna non č mai sazia, che č un piccolo animale infaticabile, che un ambizioso puň stancarsi degli onori e un avaro dell'oro, ma una donna non rinuncerŕ mai al suo mestiere di donna". La condanna č lieve, solo cinque anni per le attenuanti del delitto passionale. Ma dopo che il pubblico esce compatto dall'aula di tribunale, inizia la rievocazione della vita di Gladys, e la ricerca della veritŕ che si nasconde dietro l'omicidio. Una veritŕ feroce e inconfessabile che Gladys ha cercato in tutti i modi di occultare. Jezabel č un romanzo di Iréne Némirovsky uscito nel 1936 e ritrovato recentemente da una delle due figlie di Irčne, Denise. Un romanzo che, dopo il successo di "Suite francese", aggiunge un altro tassello alla riscoperta della grande scrittrice ebrea franco-russa, vero e proprio caso letterario di ritorno. Jezabel, di cui si erano perse le tracce, era stato in realtŕ tenuto per anni nella cassaforte dalla madre di Irčne, Fanny, sopravvissuta alla figlia e morta ultracentenaria nel 1989. Madre e figlia ebbero sempre un rapporto tempestoso. Tanto che in Gladys Eysenach e nel suo mondo vacuo Irčne Némirovsky aveva voluto rappresentare la figura materna: una donna mondana e superficiale, bella e distaccata che rimproverava alla figlia le ragioni del proprio invecchiare, fino ad arrivare a un vero e proprio odio nei suoi confronti. Il destino della figlia di Gladys, nel romanzo, č doloroso. Come del resto quello della stessa Nemirovsky, morta a 39 anni nel campo di concentramento di Auschwitz, dove era stata deportata. Ma salvata e richiamata in vita, infine, dalle due figlie Denise e Elizabeth, che si sono dedicate anima e corpo alla sua postuma riscoperta letteraria. Storie di donne, quindi, di amore e di odio. Storie universali descritte con uno stile asciutto e implacabile che rende ogni romanzo di Irčne Némirovsky un capolavoro. -Benedetta Marietti-
07/09/2008
Scritto con prosa ''voluttuosa'' e ottocentesca ma , pur nell'esasperazione del terrore della perdita della bellezza nelle donne la cui gioventů č stata trionfante e che, nella maturitŕ, non riescono a trovare compensazioni, puň rappresentare un insegnamento proprio per le donne la cui bellezza non dovrebbe rappresentare l'unico dono delle fate.
05/12/2007
L'ossessione della vecchiaia, ma non l'ossessione della morte quasi cercata prima che la vecchiaia diventi palese a tutti. Ma il vero problema č la solitudine cui vuole sfuggire con l'imprescindibile bisogno di essere amata, ma non necessariamente di amare. Si ribalta quello che troviamo in Proust cioč amare per il solo piacere di amare senza la necessitŕ di essere ricambiati. Jezebel non ama perchč č solo nell'essere amata che trova la prova del proprio esistere ed esprime il suo desiderio di potenza. Forse un suicidio sarebbe stato il modo migliore per uscire di scena.
19/11/2007
alina - frale22@libero.it
Non mi č proprio piaciuto. Ben scritto certamente, ma ho trovato che l'ossesione della vecchiaia fosse veramente esagerata. In piů era parecchio scontato. Non lo consiglierei a nessuno.
29/04/2007
cristina - cristina.chiavacci@tin.it
bellissimo del resto la nemirovsky ci aveva abituato alla sua scrittura che ti cattura dall'inizo alla fine l'ho letto in fiato..la paura d'invecchiare l'amore l'odio la perdizione la sofferenza tutti mescolati in un libro meraviglioso da leggere e rileggere
